domenica 4 gennaio 2009

La presa in giro della social card


Rocco Di Blasi *

La montagna ha partorito il topolino. Il grande can can orchestrato sotto Natale intorno alla Social Card si è rivelato una povera cosa, come abbiamo documentato nei giorni scorsi su www.ilsalvagente.it , il nostro quotidiano on line. A fine 2008 erano state attivate infatti, soltanto 330mila Carte, rispetto a una platea (ipotetica) di un milione e trecentomila aventi diritto. Altro che intervento "benefico" per Natale o Capodanno. Neppure per la Befana si raggiungerà la cifra ipotizzata con tanta enfasi. Ci si penserà, con calma e tanta burocrazia, in questo 2009, mentre le casse dello Stato hanno concesso i 120 euro di arretrati di cui si parla da prima dell'estate 2008, soltanto a un quarto delle persone ultra-bisognose a cui si pensava che sarebbero andate. Il calcolo è semplice. Si moltiplicano i 120 euro realtivi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008 (i famosi "arretrati") per i "fortunati" 330mila vincitori delle Card effettivamente caricate e si ottiene una cifra di poco superiore ai 39 milioni di euro, meno della metà della vincita del famosi SuperJackpot da 100 milioni dell'Enalotto. E siccome Enel ed Eni hanno promesso un contributo che supera di gran lunga i 39 milioni, lo Stato per gli indigenti (dopo tanti spot di Tremonti e Sacconi) in pratica non ha sborsato un euro.Le cifre, del resto, di questo flop arrivano direttamente dall'Inps, che - poco prima di Capodanno - ha reso noto di aver attivato 330mila Card, rispetto alle 520mila domande ricevute. Ne sono state respinte, quindi, 140mila, mentre 52mila devono essere ancora esaminate, visto che le procedure adottate complicano ancora di più la situazione e sono state distribuite tesserine a povera gente che pensava di aver vinto una specie di terno al lotto, salvo scoprire alla cassa di un supermercato che la Card non era stata caricata perché "mancavano i presupposti". Una Card beffa, insomma.Ma, quanto a beffe, se ne sono viste anche altre. «Ai nostri sportelli - spiega Laura Gamberini, segretaria organizzativa della Cisl bolognese - si sono rivolte 500 persone, con la lettera in mano. Di queste, 150 avevano i requisiti minimi e solo 30, finora, hanno ricevuto la Carta degli acquisti». E non è tutto, perché - sottolinea la Gamberini - «il 40% degli acquisti tramite Card è andata fallita», perché sul "Bancomat dei poveri" non era stato ancora caricato nulla. Un disastro, insomma.In realtà, alla fine è apparso chiaro l'obbiettivo di Tremonti e del governo Berlusconi. Negare la detassazione delle tredicesime, dicendo che non c'erano i soldi disponibili e che era meglio concentrarsi sulle fasce più deboli e poi spendere un'inezia anche per i debolissimi, trasferendo la spesa - utile sotto Natale per "distrarre" l'attenzione dei media - dal bilancio 2008 a quello 2009.E l'aleatorietà continua. Per la "ricarica" nel 2009 delle carte abilitate, sul sito del ministero dell'Economia si specifica che «nel corso del 2009, la Carta sarà caricata ogni due mesi con 80 euro (40 euro x 2 = 80 euro) sulla base degli stanziamenti via via disponibili». Come si vede non vengono assicurate scadenze fisse, ma si parla di "stanziamenti disponibili". Strano modo di procedere, per una iniziativa tanto sbandierata.
* direttore editoriale de "Il Salvagente"
da Liberazione del 4 gennaio

Salva i blog! contro il DdL C. 1269

Gruppo su FaceBook Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera Dalla commissione Cultura della Camera arriva un nuovo progetto di legge (DdL C. 1269) presentato dal parlamentare Franco Levi, che obbligherebbe molti blog e siti (che fanno “attività editoriale”) ad iscriversi al registro dei comunicatori (ROC) con la possibilità di essere perseguiti per i reati a mezzo stampa. Un anno fa ci provarono con il DDL Levi-Prodi che facemmo ritirare. Ora ci riprovano, nel silenzio assoluto dei media.
Noi non molleremo.Dall’art.2 che definisce il “prodotto editoriale”, si legge:1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.Qualsiasi blog può facilmente rientrare in questa definizione.E’ altresì anacronistico ed imbarazzante che qualsiasi pubblicazione online (anche questo stesso documento che possiamo ritenere d’informazione e divulgativo) sia intesa come prodotto editoriale.

mercoledì 10 dicembre 2008

Sciopero Generale

Concentramento ore 09,00 Piazza Dante Comizio ore 10,30 in Piazza Universita' Intervento del segretario nazionale cgil, Paola Agnello Modica

Scarica il volantino:
http://www.cgil.it/nuovoportale/Banner/SCIOPERO121208/12DicembreLocandina.pdf

lunedì 8 dicembre 2008

Giù le mani dal Web

L'intervento Al prossimo G8, in Sardegna, il Presidente del Consiglio porterà sul tavolo "una proposta di regolamentazione di Internet in tutto il mondo". Su questa materia intendo presentare un'interrogazione per capire cosa andrà a dire

Al prossimo G8, in Sardegna, il Presidente del Consiglio porterà sul tavolo "una proposta di regolamentazione di Internet in tutto il mondo".Su questa materia intendo presentare un'interrogazione per capire cosa andrà a dire.Internet non ha bisogno di censure e tanto meno di regolamentazioni, perché per sua natura si autoregola.
Evidentemente ha una concezione proprietaria di tutti i sistemi di comunicazione e immagina un sistema di norme concepito in analogia con quanto avviene per qualunque testata. Tuttavia, con Internet non è così: non c'è uno spazio, un luogo in senso classico dove esercitare una forma di pressione o di condizionamento. Soprattutto, non funziona, è una forma libertaria di comunicazione.Il grande tema delle regole su Internet, che ci sono e di cui si dibatte è quello di come garantirsi nei confronti dei reati più gravi, come pedofilia e terrorismo, ma non è certo quello di mettere bavagli o censure: sarebbe politicamente grave oltre che tecnicamente impossibile.
L'impossibilità si esplica nello sciopero virtuale dei cibernauti, che già nei loro blog, siti e spazi "liberi" fanno a gara per esprimere pareri, timori e paure nei confronti di una regolamentazione inconcepibile per quelli che Derrick de Kerckhove definisce i Digital Natives.
I Nati Digitali non affidano più i loro segreti al diario: li condividono con gli altri attraverso la pubblicazione di se stessi su siti come MySpace. Pubblicano tutto: gusti, paure, amici, speranze. Obama è entrato in connessione mondiale, attraverso siti come facebook; ha presentando la sua campagna sotto forma virtuale facendo di internet uno strumento più evoluto di democrazia.
Perché regolamentare l'autoregolamentabile?Insomma, il Presidente del Consiglio si deve mettere una mano sulla coscienza: non si può telefonare ad internet come fa ad Emilio Fede.
Vincenzo Vita
Senatore Pd, membro Commissione cultura e commissione Vigilanza.
Aprile online 05 dicembre 2008,