Visualizzazione post con etichetta Editoriali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Editoriali. Mostra tutti i post

domenica 12 luglio 2009

Prendiamo in mano il partito

Prendo spunto dall'intervista rilasciata oggi da Bersani all'Unità per parlare della situazione dei circoli del Partito Democratico ed in particolare di quello di Tremestieri Etneo, realtà che io conosco, pur non essendo ancora iscritto al Partito (ho richiesto la tessera).
In particolare mi soffermo sulla parte in cui Bersani sostiene che non è stato dato spazio agli iscritti preferendo gli elettori delle primarie. In realtà le primaarie possono sembrare (e per certi versi lo sono) una grande espressione di democrazia, ma possono anche essere la negazione della democrazia. Infatti le primarie vengono fatte per avallare scelte di candidati prese in alto e mai per un programma, una proposta, una piattaforma. Inoltre, le primarie possono ben scatenare la macchina elettorale di tanti ex-dc maestri nel voto clientelare.
Ricordo una sezione dei DS che era piena di compagni attivi, impegnati, motivati ed appassionati di politica. Ho lasciato quel partito con tristezza, perchè ho dovuto abbandonare quelle persone, quei compagni che, malgrado le diverse scelte erano tanto simili a me. Ho avuto il piacere di ritornare a lavorare con loro, gomito a gomito, durante la campagna per il rinnovo del consiglio comunale e del sindaco dell'anno scorso. I "vecchi" compagni DS erano li combattivi, agguerriti, motivati e pieni di risorse politiche ed umane. Continuavano a mettere in gioco se stessi per una causa comune.
A poco a poco questi compagni si sono però defilati nell'arco dell'ultimo anno. Il PD infatti ha deciso che il loro contributo (il nostro dal momento che sto tornando tra i miei vecchi compagni) era superfluo che le scelte devono essere fatte altrove, scavalcando, anzi ignorando la sezione... altro che democrazia.
Ma io che sono uscito dai DS quando questo partito si sciolse nel PD, io che "rientro", non mi sento di militare senza di loro. Ritengo che queste risorse debbano essere recuperate. A questi compagni io vorrei dire: riprendiamoci il partito e torniamo ad esercitare la democrazia nelle nostre sedi. Abbiamo l'opportunità di cancellare il partito veltroniano virtuale e di ricreare un vero partito in cui militare, confrontarsi, fare politica. Cari compagni questa può essere un'opportunità da non perdere. Il nostro territorio e l'Italia hanno bisogno di idee di sinistra, di politiche di sinistra, di gente che non pensa solo alla poltrona.
Riprendiamoci il partito: siamo in tanti. La lotta per un mondo diverso deve continuare...

giovedì 11 giugno 2009

Solo un grande partito può fermare questa destra

Ancora una volta mi ritrovo a mettere nero su bianco le mie personali riflessioni sulla sinistra (e sul centro-sinistra). Nell’ambito dello schieramento progressista, come è noto, il PD è in forte difficoltà anche se il risultato è notevolmente al di sopra dei pronostici sondaggistici. Un numero significativo di elettori non ha ritenuto di riconfermare il proprio voto al PD. Malgrado ciò, le due liste che si collocano alla sinistra del Partito Dmocratico, riescono ad intercettare questi voti solo marginalmente. Certamente la scarsità di risorse e di spazi nei media è stata determinante. Tuttavia non si può negare, a mio avviso, un fatto politico: sia Sinistra e Libertà che (a maggior ragione) la lista neo-comunista, si sono dimostrate inadeguate nei confronti delle necessità e dei desideri del popolo di sinistra.
Per quanto riguarda la lista di Ferrero, Diliberto e Salvi, non c’è molto da dire: concordo con Soro, il quale afferma che questi dirigenti (e quest’area della sinistra) hanno fatto proprio il vessillo della politica di testimonianza. Scelta sacrosanta e legittima, ma per quanto mi riguarda, completamente inutile. Le dichiarazioni di Ferrero sulla creazione di un polo di sinistra alternativo al Partito Democratico mi sembra un delirio politico. Infatti, ritengo che oggi in Italia si possa volere creare una formazione alla sinistra del PD, ma che abbia un progetto politico: allearsi con il resto del centro-sinistra, quindi in primo luogo con il PD. Siamo tornati ai tempi di Democrazia proletaria che lottava contro il PCI molto di più di quanto non facesse contro i moderati del tempo (e del resto Ferrero proviene da DP).
Sulle alleanze all’interno del Centro-Sinistra, una grossa novità viene proposta da Giovanna Melandri, la quale superando l’infausta e miope logica veltroniana dell’autosufficienza, mette in campo un nuovo concetto: quello di un cantiere da fare in comune tra PD ed altri partiti dell’area progressista, di cui Sinistra e Libertà è parte integrante. Questa è un’idea che, a mio avviso, potrà avere parecchi sviluppi.
Credo e spero che Nichi Vendola voglia intraprendere il percorso aperto dalla Melandri e che non si perda in autoincensamenti, così come hanno fatto altri dirigenti di Sinistra e Liberà che hanno osannato il risultato ottenuto e dichiarato che il futuro della nuova sinistra è radioso (in che pianeta vivono costoro?).
Soro e Melandri hanno ragione ad invitare SL ad allearsi con il PD per ricostruire un progetto di governo di un nuovo centro sinistra (in realtà Melandri fa intendere proposte più coraggiose).
Ho fatto riferimento ai due politici del PD, in quanto essi esprimono il percorso politico fatto da me in questi ultimi mesi. Ho vissuto questo periodo di campagna elettorale sentendomi sempre più stretto all’interno di Sinistra democratica (e di Sinistra e Libertà), anche se mi aveva entusiasmato lo start up di questo raggruppamento. Man mano che si avvicendavano i giorni, che seguivo le dichiarazioni politiche di SL, mi rendevo sempre più conto dell’inadeguatezza e dei limiti di questo raggruppamento. Prima di andare al voto, avevo già maturato il bisogno di prendere quella decisione che ho ufficializzato in data odierna: le dimissioni dal Coordinamento Provinciale di SD e dallo stesso movimento di SL. Di tutti i manifesti elettorali del PD ne ho apprezzato solo uno, quello che recitava il seguente slogan: solo un grande partito può fermare questa destra. Mi è piaciuto perché rispecchia il mio pensiero; prima del week end elettorale avevo già deciso: ho votato PD (preferendo tre candidati di eccellenza: Borsellino, Tripi e Crocetta). Convinto nella veridicità dello slogan citato, ho deciso di aderire al progetto del PD, pur essendo convinto che questo partito ha bisogno di un profondo cambiamento

mercoledì 27 maggio 2009

L'imperatoreè nudo

La malattia infettiva, ormai cronicizzata di cui è affetta la democrazia italiana, continua a peggiorare. L’impero sembra consolidarsi di più ogni giorno che passa. E il satrapo-imperatoore se nn ha ancora nominato senatore né cavalli né stallieri, ha ben pensato di ridurre a cento i parlamentari, per sancire quello che è già un dato di fatto: la mera funzione notarile del Parlamento. Se il referendum dovesse fare vincere i SI egli avrebbe i numeri per cambiare la costituzione facendoci sprofondare in una qualche forma di dittatura conclamata. Ed in realtà, stando ai sondaggi, probabilmente potrebbe non avere bisogno dell’esito del referendum per diventare totalmente un monarca assoluto. “Per una strana alchimia il Paese tutto concede tutto giustifica al suo imperatore”. Il cavaliere vola nei sondaggi ed i suoi avversari hanno perso la bussola.
Ma forse l’imperatore ha intrapreso il lento cammino che potrebbe porre fine al suo dominio assoluto. I giudici hanno appurato che Silvio ha corrotto Mills, la moglie Veronica decide di mollare un marito che definisce bisognoso di aiuto e malato. La chiesa inizia a smarcarsi da un alleato che da un lato le consente di porre sull’Italia una sorta di protettorato etico-morale ma che dall’altro diventa sempre più scomodo. La stampa internazionale (di destra e di sinistra) ne condanna i comportamenti pubblici ed il governo. Il caso Noemi, fuori dai pettegolezzi, mette in luce quanto sia alta la propensione alla menzogna del capo del governo e di quanto sia discutibile e squallido l'uomo ed il politico Berlusconi-Papi.
L’imperatore forse non è ancora del tutto nudo ma comincia a perdere brandelli di vestiti. Ecco perché c’è bisogno di un centro-sinistra forte, dalle idee chiare, deciso, unito e coraggioso. Ecco perché, all’interno del centro sinistra, è giunto il momento di fare scelte coraggiose. Dare al nostro paese l’opportunità di un’alternativa politica è un dovere ed una necessità.

giovedì 23 aprile 2009

Tra Acerbo e Segni: il suicidio della democrazia

Se leggiamo un libro di storia relativo al secolo scorso, poco meno di cento anni fa, troveremo che il 18 novembre 1923, il Parlamento del Regno d’Italia approvò una legge di riforma elettorale che aboliva il sistema proporzionale. Tale legge venne realizzata e presentata alle Camere da Giacomo Acerbo; essa prevedeva l'adozione del sistema maggioritario plurinominale all'interno di un collegio unico nazionale. La lista che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti avrebbe eletto tutti i suoi candidati. I restanti seggi sarebbero andati alle liste rimaste in minoranza, che se li sarebbero suddivisi fra loro su base proporzionale.
Oggi come sappiamo, il referendum di riforma della legge elettorale, appoggiato tra gli altri da Mario Segni, qualora dovessero vincere i si, causerebbe una situazione ancora peggiore di quella prevista dalla legge allora voluta da Mussolini. Infatti, oggi non sarebbe necessario giungere al 25%. Allora il Parlamento, con una spiccata voglia suicida approvò quella legge (che ebbe l’appoggio anche di buona parte del Partito popolare, tra cui De Gasperi, dei liberali ecc.). Come è andata la storia lo sappiamo. Come potrebbe andare oggi, lo sappiamo pure. Infatti, il Pdl, anche senza l’appoggio politico della Lega, potrebbe raggiungere, con qualche parlamentare comprato qua e la, la maggioranza necessaria per modificare la costituzione della Repubblica. In realtà, presentando una seconda lista civetta, il Pdl da solo, potrebbe superare anche il 55% del premio di maggioranza, riducendo così l’opposizione ad una mera comparsa. In realtà il giochino della lista civetta lo attuò già allora Mussolini.
Siamo alla fine della democrazia e la cosa, oggi come allora, sembra non essere notata. Oggi come allora, c’è la stessa spinta suicida da parte delle forze politiche di opposizione, Pd in primo luogo che si schiera per il SI.
E questa è solo l’ultimo stadio di un percorso liberticida che sta portando l’Italia verso il rischio sempre più concreto, di una dittatura. Spero che i parallelismi con il secolo scorso finiscano qui. Ma la nostra democrazia è un malato in fase terminale.

domenica 19 aprile 2009

Europee, un voto utile per la sinistra


Non è il momento di fare analisi sulle gravi condizioni in cui verte la sinistra. E’ invece il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare alla nostra sopravvivenza. Per cui dovremmo andare alle elezioni europee non in concorrenza l’un l’altro ma cercando di conquistare voti ricordandoci che il nemico comune è il centro-destra (dico nemico e non avversario perché chi usa la democrazia come un calzino da rivoltare a piacimento è contro l’essenza della stessa democrazia ed attenta alla libertà sostanziale di noi tutti). Quindi, malgrado tutto, questa campagna elettorale non può e non deve essere una guerra civile all’interno del centro sinistra perché in tal caso saremmo tutti quanti moralmente complici di Berlusconi e della destra.
Detto questo, vorrei sottolineare che le elezioni europee sono un momento determinante nella politica italiana a breve e medio termine. Da come andranno dipenderanno i destini di tutti gli attori del martoriato spezzatino chiamato Centro Sinistra. Personalmente mi auspico una tenuta del PD ed un superamento del quorum da parte delle due liste figlie dell’ex-Arcobaleno. In particolare, ritengo che in Italia debba affermarsi una sinistra progressista moderna, non ideologica né identitaria, una sinistra che abbia una presenza nella società e che abbia una vocazione di governo per determinare qui cambiamenti sociali e politici oggi necessari (non del governo come fine ma come strumento del cambiamento quindi). Per questo penso che Sinistra e Libertà (oggi cartello, domani formazione politica unitaria) debba essere rappresentata al Parlamento Europeo. Per questo penso che oggi debba esserci un voto utile verso la sinistra, per non demolire un processo appena iniziato ma che, per il bene del Paese, deve proseguire sino in fondo. Un voto utile affinchè la sinistra libertaria, ambientalista, laica, e vicina ai lavoratori non venga cancellata.

lunedì 16 marzo 2009

Lettera ad una sinistra mai nata

Cara sinistra,
ti scrive un elettore, che malgrado tutto, dal 1983 ad oggi ha sempre votato per te. Ti ha votato quando ancora c’era Berlinguer e via via sino alla fallimentare esperienza dell’Arcobaleno. Ho votato per te nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte. Non voglio farla lunga, per cui mi limiterò a parlare degli ultimi anni.
Ho lasciato i DS quando questo partito decise di sciogliersi nel PD perché giudicai questo processo una fusione a freddo in cui non ci sarebbe stata una sintesi alta tra la cultura socialista (e post-comunista) e quella del più nobile cattolicesimo democratico. Ciò che pensai sul PD si è dimostrato vero, ma ciò che pensai su di te, cara sinistra, invece, non è risultato veritiero. Non entrai nel PD aderendo a Sinistra Democratica e dissi subito che quella scelta era finalizzata ad un processo: la creazione di un solido partito di sinistra unitario. Dissi subito che non sarei stato interessato ad un partitino del 2-3%. Ed in questa affermazione, cara sinistra, quanto sono stato ingenuo… quell’affermazione voleva dire: entro in Sinistra democratica per creare qualcosa di più grande, cioè la SINISTRA UNITA. Ma tu, cara sinistra, vestita dei colori dell’arcobaleno non è che fossi così tanto unita. Il risultato fu che mettendo insieme tutte le tue componenti, superammo appena quel 3% non entrando né in parlamento né all’ARS. E del resto, a cos’altro avresti potuto ambire quando nessuno o quasi dei tuoi generali credeva in te? Certo, la porcata di Calderoli e le scelte del piccolo Walter non ti aiutarono, ma tu, cara sinistra i tuoi problemi li avevi da sola: affetta da un male endogeno alla fine soccombesti sotto i colpi di fattori esterni, perché minata ed indebolita da una tua congenita debolezza.
Archiviammo subito l’esperienza dell’arcobaleno, rinchiudendoci, chi più chi meno, all’interno dei nostri piccoli recinti identitari ed andammo in ordine sparso alle amministrative. Dopo venne il periodo degli inutili congressi, in cui l’unica cosa vera fu la successiva scissione dentro rifondazione. Alla fine, contro la mia natura, per la seconda volta approvai una scissione (dopo quella di Mussi e Salvi alla quale partecipai, tifai per quella di Vendola). La speranza era quella che si facesse chiarezza e che, liberandoci dalle resistenze identitarie e dal conservatorismo di sinistra, potessimo creare, alla fine, una forza omogenea di sinistra libertaria, egualitaria, ambientalista e laica. Ma ho l’impressione che nemmeno questa sia la volta buona. Oggi è nata “Sinistra e Libertà” e detta così potrebbe dare adito a ipotesi ottimiste. I sondaggi riconoscono a sinistra e libertà la possibilità di superare il quorum e di arrivare sino al 6%. Ma complessivamente, cara sinistra, ne uscirai comunque disastrata. Per non parlare di quello che c’è oltre i sondaggi ed oltre la lista unitaria. Leggendo ieri un articolo sulla rivista “Aprile On Line” quotidiano per la sinistra, leggo che le varie anime della lista hanno passato il tempo a litigare sul nome. Le possibilità erano: sinistra x le libertà, sinistra x la libertà, sinistra e libertà…. Differenze sostanziali, su cui dibattere e a causa delle quali rinviare, così come si è fatto la presentazione del simbolo… Ma la cosa che mi ha lasciato l’amaro in bocca è la dichiarazione della portavoce dei verdi Francescato, la quale ha sottolineato che la partecipazione alla lista unitaria non è da confondere con lo scioglimento all’interno dell’eventuale partito della sinistra. Allora mi chiedo: questo nuovo partito sarà fatto solo da vendoliani e SD? E torniamo al punto di partenza vale a dire il mini partito verso il quale non nutro grandi interessi. Io ho solo sospeso il mio spirito maggioritario di chi ha militato in un partito di massa (Pci/Pds/Ds), per cui, cara sinistra, sebbene penso che ti voterò alle europee per farti superare il quorum, spero che tu ti decida a creare una forza unitaria e plurale che funga da seconda gamba del centro sinistra. Se si vuole fare politica vera (cioè incidere ed ambire al governo del Paese e delle amministrazioni locali) non si può prescindere dal Pd. Parlo di due gambe perché Idv e Prc-Pdci non hanno più intenzione di sorreggere niente…
Cara sinistra mai nata, io per l’ultima volta, sto attendendo il tuo vagito anche se non mi aspetto più niente ormai…

giovedì 5 febbraio 2009

Democrazia putrefatta/2


Vogliono costringere Eluana a perpetuare il suo muto calvario. Il governo ce la sta mettendo tutta, funzionando da cinghia di trasmissione del volere vaticano. Ciò che si vede sui TG è vomitevole: una propaganda degna da Paesi totalitari.
Viviamo in uno Stato in cui il pensiero unico si sta infiltrando sempre di più nella mente della folla acritica e svuotata, come i prolet di orwelliana memoria. Il bispensiero di Gorge Orwell (nella realtà di oggi pensiero unico appunto) nell’Italia del terzo millennio si chiama berlusconismo. La televisione gioca oggi lo stesso ruolo descritto dal romanziere inglese. Certo, questa volta hanno stravinto e stanno modificando il tessuto vitale del nostro Paese con velocità e determinazione, malgrado le loro divisioni, facendoci scivolare, giorno dopo giorno, in una dittatura strisciante la cui forza maggiore consiste nel non essere vista come tale, molto spesso neppure dagli oppositori. E questo a causa del pensiero unico che è diventato cultura, sentire comune, realtà… si proprio come nello Stato di Oceania del suddetto romanzo. La realtà smette di avere un significato oggettivo e diventa uno strumento in mano al potere, un potere che non governa ma comanda e che è in grado di cancellare e riscrivere gli eventi in base alle proprie convenienze.
Coloro che riescono a pensare in maniera critica e indipendente, sono sempre di meno. Le menti vengono svuotate e riempite dal ciarpame messo in onda dalla televisione unica MEDIA-RAI-SET. Popolo di buoi narcotizzati, ecco quello che siamo diventati, contenti davanti alla nostra televisione e con il nostro numero vincente della lotteria in tasca. Contenti mentrre andiamo al macello.
Intanto la recessione aumenta in modo galoppante ed i posti di lavoro evaporano come il ghiaccio secco. Ma bisogna essere ottimisti e spendere, affinché l’economia continui a girare.
E c’è sempre meno indignazione e sempre più consenso e complicità verso un potere dalla faccia cattiva e dagli artigli non più nascosti. Tanto nessuno li nota più.

domenica 25 gennaio 2009

Dittatura teocratica pontificia

Si respira aria di medioevo e di stato iraniano. Le posizioni della chiesa sono sempre più arretrate, integraliste e reazionarie e sempre più le ingerenze vaticane si fanno sentire all’interno della vita politica degli Stati sovrani. Basti pensare al caso di Eluana. I vescovi come qualunque altro cittadino, hanno diritto di avere un loro pensiero e di esprimerlo pubblicamente. La chiesa come ogni organizzazione, ha il diritto di esprimere e propagandare le proprie idee (fatti salvi i principi costituzionali). Ma è inammissibile e da Stato Teocratico fondamentalista affermare che le leggi di dio sono superiori a quelle degli uomini. Un credente può pensarlo da un punto di vista morale, ma nessuno può tirarsi fuori dallo Stato di Diritto e per nessun principio sia esso nobile o ignobile. Ed in tutta sincerità, da laico sono felice della reazione avuta da Mercedes Bresso alle oscurantiste affermazioni del cardinale Poletto. Cito una frase per tutte: “Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile”. Un barlume di autonomia laica c’è ancora anche in Italia e mi stupisce positivamente che sia presente all’interno del PD.
Pontefice e gerarchie ecclesiastiche portano avanti la loro lotta contro la secolarizzazione ed il libero pensiero laico, contro il diritto a non volere vivere una vita vegetativa ed artificialmente prolungata, contro la libertà di avere una maternità consapevole e responsabile, contro la libertà di espressione della propria sessualità, contro il diritto ad una famiglia diversa da quella stabilita dalla morale cattolica, contro il libero percorso che fa il pensiero umano attraverso la scienza e contro il relativismo di cui oggi più che mai ci sarebbe tanto bisogno… Analogamente alle dittature politiche, la Chiesa cerca sempre di imporre la propria morale a tutti quanti, proprio come uno Stato musulmano integralista o come Cortes e gli altri colonizzatori paladini della fede cattolica romana.
Nel frattempo, ancora una volta, emerge il problema della pedofilia tra i sacerdoti come viene messo in luce dal recente caso di Verona con decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto. Ma meglio nascondere queste cose. Meglio attaccare il neo presidente Obama perché ha deciso di rimuovere la così detta Mexico City Policy, che vieta il finanziamento delle organizzazioni impegnate nella pratica e nella promozione dell'aborto nei paesi in via di sviluppo. Non importa che Barack Obama abbia deciso di abolire la tortura (così come ogni Paese civile dovrebbe fare), di chiudere il lager di Guantanamo (indegno di qualunque Stato democratico), di finanziare le ONG umanitarie ecc…
L’ultima perla, in ordine temporale, di questo pontificato reazionario, oscurantista e liberticida, è costituito dalla revoca della scomunica ai quattro vescovi tradizionalisti che furono illegittimamente ordinati dall'arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre, nel 1988. Questo malgrado uno di tali vescovi abbia più volte sostenuto che l’olocausto sia soltanto un’invenzione propagandistica.
Per fortuna il mondo cattolico non è solo questo (penso in primo luogo alle associazioni umanitarie e di volontariato), ma la Chiesa Cattolica Romana, intesa come gerarchia, è questa, così come quasi sempre è stata dagli albori del cristianesimo.
GR

martedì 21 ottobre 2008

Democrazia putrefatta/1


Cammino per le strade di Tremestieri Etneo. Da mesi i rifiuti sono parte integrante del paesaggio. I cassonetti sono letteralmente coperti dai sacchi della spazzatura… si tratta di quegli stessi cassonetti che a detta del sindaco Basile avrebbero dovuto rilanciare la raccolta differenziata. Il sistema degli ATO è allo sfascio. E’ uno dei più grossi fallimenti della politica in questo millennio. Immagino a cosa possono pensare i turisti in giro per la valle del Simeto e per i comuni pedemontani etnei.
Per i bambini dell’età di mia figlia, sembrerà naturale, se continua così, vedere montagne di rifiuti ad ogni angolo di strada.
Non c’è indignazione. La gente passa. Si tura il naso e va avanti. Non quando vota. Montanelli votava la merda turandosi il naso. Oggi gli elettori votano la merda e la mangiano al posto della ricotta dentro una squisita cialda di cannoli siciliani. Tutti sono invitati alla premiata pasticceria ‘U zu Totò & don Raffaele’. A proposito di Vasa Vasa, l’africano. Mi sono veramente commosso nel vedere la foto pubblicata dal Corriere della Sera che ritraeva il leader della DC di un Paese africano (non ricordo più quale) con Vasa Vasa e Cappiddazzu (alias compagno Mirello Crisafulli). Mi ha commosso capire come siano cosa nostra (di noi siciliani) l’internazionalismo, il terzomondismo e lo spirito bipartisan.
Decisamente, l’immagine del terzo millennio è fatta di merda e rifiuti putrefatti. Un ritorno al medioevo. Nessuno è indignato, nessuno protesta, nessuno si ribella. Mediovevo prossimo venturo. Benedetto XVI va a Pompei (Campania dove la camorra minaccia di morte uno scrittore, così come hanno già fatto gli imam iranianiani) e cosa fa? Attacca l’anticlericalismo, male assoluto (insieme al relativismo) del nostro secolo. Ma nessuno se ne accorge. Ascolto la notizia per radio e non posso fare a meno di ricordare una scena di Johnny Stecchino in cui l’autista del taxi dopo avere fatto una apologia di Palermo, conclude dicendo che però quella terra ha un male terrificante che la rode e la mina al suo interno… il traffico ovviamente. Certo ce lo vedo Nazinger (pardon errore di battitura) che fa l’autista del taxi.
Medioevo. I credenti saranno felici di ritrovarsi in chiesa la messa in latino e forse presto anche il Sant’uffizio tornerà di moda… Ma soprattutto avremo nuovamente gli Stati Vaticani dalle Alpi a Lampedusa. Sarà vietato abortire, divorziare, scopare utilizzando posizioni diverse dalla missionaria e con l’obbligo della procreazione (tanto gli stipendi consentono a tutti di avere decine di figli). I gay saranno condannati alla lapidazione… e siccome sono tutti senza peccati… già oggi che ci si può rifare chirurgicamente una verginità in senso letterale, cioè in senso fisico, perché in senso morale non è più necessario nemmeno rifarsela la verginità… ma meglio interrompere questo argomento che potrebbe farci scivolare con facilità in pessime cadute di stile scurrili.
I gay e i laici(sti) saranno condannati al rogo. Tutto il potere al clero, ad eccezione dei padri comboliani che avendo la pretesa di sventolare l’odiosa bandiera iridata della pace, hanno gettato la maschera mostrando di essere degli sporchi comunisti. Ma tanto, finalmente, lasciatemelo dire, sono felice che i comunisti siano stati cancellati in parlamento (è forse una citazione? Ogni riferimento a fatti o persone realmente esisttiti (non) è puramente casuale).
Potere e potere spirituale e potere… temporale… piove governo ladro…
E’ bello leggere i giornali e guardare la televisione per capire come vanno le cose in questo maledetto assurdo Bel Paese. Si scopre che la CGIL (che è una grossa Holding finanziaria!!!) stava per essere responsabile del fallimento della nostra compagnia di bandiera (c’è qualcuno che ricorda gli stipendi faraonici degli amministratori delegati di questa compagnia?). Inoltre ovviamente difende i fannulloni che non amano fare lo straordinario-ordinario; scopriamo che il più grande e antico sindacato italiano difende quel covo di scioperati ex-sessantottini, eversivi ed ignoranti a cui affidiamo l’istruzione dei nostri figli (certo la severità ed il sadismo delle suore è indiscutibilmente migliore). Impariamo a conoscere i tanti innumerevoli mali di cui questi lavativi e sporchi sindacalisti, sono responsabili.
Ma la scuola fa schifo è vero ed anche la sanità. Continuiamo ad elargire milioni di euro alle strutture private e smantelliamo il sistema pubblico. Tanto il socialismo è stato messo in soffitta pieno di polvere e di muffa… tranne quando bisogna sostenere le banche!
E la saggezza e l’acume politico della destra lo si può vedere ovunque, ma su internet ho trovato una chicca strepitosa. Un tizio commentava una puntata di Ulisse in cui si era parlato delle opere dell’ingegnere Eiffel (la famosa ed omonima torre e l’altrettanto famosa statua della libertà). In quella trasmissione si diceva che la Torre è stata costruita senza ke morisse nessun operaio e che la Statua è stata costruita con il sangue ed il sudore (le parole sono mie) di tanti operai immigrati italiani sfruttati miserevolmente. Il simpaticissimo camerata traduceva questi concetti nel modo seguente: i comunisti (Alberto e Piero Angela), fanno propaganda politica anche quando non si parla di politica. Perché? Ovvio: il riferimento al fatto che non ci siano stati morti nella costruzione della Tour Eiffel, era un’accusa di assassinio fatta alle nostre imprese (escusazio non petita accusazio manifesta… mi pare… non ho studiato il latino). Il riferimento ai nostri immigrati sfruttati era una stilettata alla lega condita dal solito e stucchevole antiamericanismo (già, immaginate anke voi i due Angela bruciare una bandiera a stelle e striscie mentre cantano Jenkie go home?).
Cammini per strada e vedi intolleranza. La destra governa perché asseconda il ventre molle e pieno di escrementi della nostra società. Ho letto un avviso affisso accanto al portone di un elegante palazzo signorile al centro di Catania: è severamente vietato l’ingresso a coloro che distribuiscono posta pubblicitaria. Vabbè, lasciando perdere il fatto che tanti ragazzi lavorano tutto il giorno camminando come i pazzi per quattro soldi, questo è un segno dell’intolleranza dei nostri tempi: nessuno deve entrare nel mio fantastico mondo e rompere i coglioni; quanta marmaglia c’è oggi per le strade: venditori ambulanti, lavavetri, zingari… Mussolini si che sapeva come trattare sta gentaglia! Ed a proposito di intolleranza e razzismo e modernità: mentre stiamo per ripristinare i lager-manicomio (è finito anche il tempo del comunista Basaglia), creiamo le classi differenziali per bambini extracomunitari. Ho abbastanza anni da ricordare le classi differenziali per bambini con problemi mentali. Li chiamavamo i malati ed avevamo paura di loro. Domani mia figlia che all’asilo ha diversi compagnetti extracomunitari dovrà avere paura di chi ha un’etnia differente? E’ veramente triste!
Ma lasciatemi concludere (provvisoriamente) con una considerazione su un menestrello del potere. Ho parlato di potere temporale e potere spirituale. Ora esiste un serio e preparato uomo di scienza (e siamo tutti onorati di averlo come espressione del popolo siciliano) che sa essere un bravo menestrello a servizio di entrambi i poteri: un tale Zichichi. Lasciamo perdere la sua dubbia onestà intellettuale di chi non sa o non vuole evitare sconfinamenti della religione nella scienza. Ho letto un articolo illuminante (non illuminista per carità che queste parole offensive non bisogna utilizzarle più) in cui il noto scienziato spiegava che il governo italiano fa bene a rifiutare le misure in difesa del clima. Infatti – sosteneva – non ci sono basi scientifiche a sostegno dell’azione dell’uomo sui mutamenti climatici, che la CO2 serve alle piante e che l’effetto serra non esiste. Difendere il clima dall’inquinamento è assolutamente antiscientifico!

E la primavera tarda ad arrivare…

mercoledì 30 luglio 2008

Personali riflessioni sul destino della sinistra



C’è stata una possibilità: quella di costruire una forza di sinistra unitaria che facesse tesoro di tutte le sue componenti culturali, cercando di andare oltre e creare idee nuove per il nuovo mondo in cui viviamo. La necessità di un forte partito marcatamente di sinistra , a mio avviso, era ed è necessaria. Un partito di chiaro orientamento di sinistra, ma laico, in cui non ci siano massimalismi, spinte all’arroccamento identitario, nostalgie per strumenti politici, forme partito, modelli sociali superati dalla storia…
Ho creduto nella possibilità che si potesse realizzare questa forza politica, un forte partito di sinistra che stipulasse un chiaro e forte accordo programmatico con il PD, mantenendo da esso autonomia ma considerando quel partito l’alleato naturale. Un partito non governista ma di governo (così come è stato il PCI per decenni pur rimanendo all’opposizione); un partito in grado di fare opposizione costruttiva, un partito non ideologizzato ma ricco di idealità. Tutto ciò poteva essere ma non è stato. Sin dall’inizio si è sbagliato tutto, a cominciare dal fatto che la Sinistra l’Arcobaleno era un semplice cartello elettorale nato solo per necessità. Come tale è stato bocciato dagli elettori. Sicuramente Veltroni ha le sue responsabilità; sicuramente il voto utile c’è stato. Ma la sinistra è stata cancellata dal panorama istituzionale a causa dei suoi stessi mali e l’esito dei congressi delle quattro forze che hanno costituito l’Arcobaleno ne è una chiara dimostrazione.
Iniziamo dal primo, il congresso di Sinistra Democratica (formazione nella quale milita chi scrive). Di tutte e quattro è forse l’organizzazione che più credeva nell’unità della sinistra essendo nata con questo unico intento. Adesso però gli altri azionisti hanno deciso di non fare la società. A questo punto il rischio è quello di una deriva partitinesca anche per questa formazione politica. In alternativa si può ipotizzare un partitino fatto da SD, parte dei verdi e dai vendoliani. In ogni caso credo che sarebbe una forza residuale e priva di autonomia politica.
Il congresso del PdCI: marxismo-leninismo, centralismo democratico, unità dei comunisti… congresso anacronistico e fuori dal mondo.
Niente male neppure il congresso di Rifondazione Comunista che ha consegnato uno dei figli del grande Partito Comunista alla dirigenza di Democrazia Proletaria che già era folcloristica e settaria già nei lontani anni ottanta. Certo, se Rifondazione si fosse raccolto attorno a Vendola, le cose sarebbero potute andare diversamente. Ma la storia non si fa con i se e con i ma.
Infine il congresso dei Verdi che ha deciso semplicemente di non decidere sino alle europee del prossimo anno (cosa che più o meno hanno fatto tutti gli altri partiti della sinistra, SD in primo luogo). Fuori dall’Arcobaleno, il Partito Socialista ha fatto la medesima cosa: ha deciso di congelare tutto a dopo. Ma quale prospettiva può avere questa sinistra? Una sinistra che non investe nel futuro che risposte può dare? O peggio una sinistra che guarda al passato (i partiti comunisti usciti dai congressi di luglio, perché di tutti gli altri detentori del sacro simbolo della falce e martello non vale la pena neppure di parlare) che senso ha? E quale utilità? Queste diverse opzioni che sono uscite fuori dai congressi post-disfatta che risposte possono dare alle classi sociali deboli, ai precari, al mondo del lavoro, a tutti coloro che sono vittime di un’ingiustizia sociale sempre più accentuata? Che risposte possono dare questi partiti alle contraddizioni ed alle ingiustizie della globalizzazione o allo sviluppo sempre meno sostenibile, all’intolleranza dilagante verso ogni diversità, al continuo attacco alla laicità, per dirne solo alcune?
A sinistra oggi prevalgono la cecità, l’immobilismo o la fuga verso il passato e la difesa della propria identità intesa come icona religiosa da protteggere contro tutti gli infedeli interni ed esterni. E’ certo che questa sinistra non andrà più in parlamento (e non solo per la legge elettorale vigente). E’ un enorme sperpero di risorse umane e ideali che provengono da grandi e gloriose tradizioni politico-culturali (comunista, socialista, ambientalista, pacifista ecc…). C’è chi marcia nel deserto e chi vive nel villaggio di Asterix assediato dalla grande armata romana ma invece di difendersi dai romani si scannano allegramente tra loro…
In questo asfittico panorama, solo esperienze di base come quella di Rinnovamento, possono ridare fiato e idee alla sinistra e cercare di ricominciare a fare politica in modo nobile, costruttivo ed utile. Per questo, indipendentemente dai nostri convincimenti politici individuali, dobbiamo essere tutti contenti e orgogliosi per quello che stiamo tentando di costruire.

mercoledì 16 luglio 2008

Ritornare a volare


Una bella notizia per il nostro Comune. A breve sarà celebrata la realizzazione di un sogno fatto da persone pragmatiche che non vogliono rinunciare ai loro ideali di giustizia sociale, di sviluppo eco-sostenibile, di solidarietà, tolleranza, pari opportunità, rispetto delle diversità, di libertà e di democrazia. Tutto è nato con una scommessa: in una fase politica in cui il centro-sinistra andava in ordine sparso ed i cui dirigenti e sostenitori erano più intenti a lottare tra loro piuttosto che contrastare l’avanzata del nemico comune, a Tremestieri nasceva una lista civica che racchiudeva in se le forze della sinistra (andando oltre la sommatoria di ciò che resta dei singoli partiti che la costituiscono e includendo persone provenienti da esperienze associative e persone che si affacciavano per la prima volta al mondo della politica) e che stipulava un forte accordo programmatico con il PD, costituendo con esso un centro-sinistra coeso. Nasceva uno schieramento unico che andava al di la delle logiche di appartenenza. L’esperimento è riuscito anche se gli esiti elettorali sono stati poco lusinghieri, malgrado l’impegno e la generosità di tanti compagni/e e amici/e che si sono spesi senza riserve. La sconfitta elettorale è stata cocente. Ma qualsiasi analisi e qualsiasi azione politica del centro-sinistra a Tremestieri, devono partire dal significato di questa sconfitta.
Sarebbe semplicistico e ingeneroso addossare la sconfitta a singoli individui e riduttivo liquidare tutto con una generica corresponsabilità dei dirigenti e degli esponenti locali. Sarebbe altrettanta parziale un’analisi in cui la sconfitta venisse imputata interamente all’ondata di destra che ha straripato in tutta Italia ed ha sommerso la Sicilia. Il motivo principale del tracollo generalizzato delle forze del centro-sinistra è imputabile ad uno scollamento tra base (o se si preferisce, società civile) ed i partiti che dovrebbero rappresentarla. Questo per due motivi principali: le forze progressiste (o che si definiscono tali) hanno perso qualsiasi capacità di proposta alternativa al sistema politico-culturale (o meglio sub-culturale) imposto dalla destra. Ciò perché non si ha più la capacità di volare alto, non si riesce più a trovare una progettualità vera, sincera, propositiva e convincente che sia attrattiva e che possa contrastare la polita del voto di scambio delle clientele e del piccolo favore. La sinistra, per dirla con Giorgio Gaber è un gabbiano ipotetico senza più neanche l’intenzione del volo. Il secondo motivo dipende dal fatto che coloro che si sentono (ci sentiamo) difensori delle fasce più deboli della società, sono spesso gruppi autoreferenziali (e spesso salottieri) che hanno perso il contatto con la società vera, fatta da persone in carne ed ossa, e l’hanno sostituita con un modello teorico quanto inconsistente. Siamo fermi ai modelli ed ai comportamenti degli anni settanta: amiamo parlare nel chiuso delle nostre stanze di come e perché il popolo non ci capisca, senza che ci sorga il dubbio che in realtà siamo noi a non capire la società.
Queste considerazioni sono quelle che ci hanno indotto a provare a fare con noi stessi una nuova scommessa: la creazione di un laboratorio politico, di un cantiere che, partendo da esperienze simili portate avanti in altri comuni, possa andare oltre, aggregando tutti coloro che vogliono realmente modificare lo stato delle cose. Questo ovviamente non vuol dire superamento dei partiti, perché con tutti i limiti che essi hanno (e sono innumerevoli) essi rimangono l’essenza della democrazia. Il nostro laboratorio, il movimento l’Altra Tremestieri per il Rinnovamento, ha l’ambizione, nel piccolo della nostra realtà comunale, di dare nuova linfa alla politica. Vuole parlare di programmi di idee, vuole proporle alla cittadinanza ed alle istituzioni municipali, vuole cogliere i problemi dei cittadini comuni e provare a trovarne le soluzioni. Contribuire alla realizzazione dei nostri punti programmatici sarebbe un ottimo risultato che necessita di un riferimento all’interno del consiglio comunale. E quale potrebbe essere il nostro riferimento naturale, se non i consiglieri che sono stati eletti come espressione di tutto il centro-sinistra tremestierese?
Sui metodi nuovi di fare politica, pensiamo che siano necessari nuovi strumenti e nuove forme aggregative che possano fornire validi servizi alla cittadinanza e che possano avvicinare categorie di persone che con gli strumenti “classici” della politica non raggiungeremmo mai. Ecco perché il movimento politico non può che essere una delle due ali del nostro gabbiano ipotetico, mentre l’altra dovrà essere costituita da un’associazione che possa permeare ed essere permeata dal contesto socio-culturale del nostro comune e che sia in grado di parlare lo stesso linguaggio di coloro di cui vogliamo essere espressione.
L’obiettivo che ci siamo prefissi è ambizioso e difficile, specie nel deserto di macerie nel quale ci troviamo dopo le elezioni che noi (e non i nostri avversari) abbiamo creato. Ma adesso è giunto il momento di ricostruire. E’ giunto il momento di provare nuovamente a volare.