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martedì 23 febbraio 2010

Assessore Fazio e consiglieri lasciano il Pd: dure reazioni

Non si placano le polemiche scaturite dopo l'abbandono da parte di alcuni consiglieri - compreso il neo assessore Fazio - del partito di appartenenza, Pd, seguendo la scia del deputato Dino Fiorenza. «E' triste venire a conoscenza di fatti così importanti per la politica del nostro paese attraverso l'uso esclusivo della stampa - dice Luca Tasinato dell'Organizzazione giovanile del Pd - avremmo gradito maggiore chiarezza in relazione alle scelte adottate dall'assessore e dai consiglieri comunali che, eletti nella lista del Pd non rappresentano realtà individuali, ma la volontà precisa di un elettorato che li ha scelti per essere portavoce dei principi che il Pd esprime». I Giovani Democratici aggiungono che «ad uscirne sconfitte sono coloro che si sono ritrovate nel percorso del Partito Democratico e che vedono ora annullata la loro rappresentanza all'interno del Comune. Come Giovani Democratici - conclude Tasinato - invitiamo l'assessore e i consiglieri ad una riflessione, auspicando in un cambiamento di rotta e richiamiamo tutti gli iscritti e i cittadini verso un maggiore impegno politico e sociale per rilanciare il nostro paese e costruire insieme l'alternativa credibile per Tremestieri Etneo».c. d. m.

giovedì 10 dicembre 2009

Crisi, Lombardo rompe con il Pdl

La maggioranza di centrodestra non c'è più. Cambiano gli equilibri all'Assemblea regionale siciliana dopo la seduta di ieri sera. Mezzo Pdl, da tempo in conflitto con il governatore Raffaele Lombardo, è pronto a uscire dalla giunta, mentre il Pd è disposto a sostenere dall'esterno il nuovo esecutivo che il presidente autonomista formerà entro la fine dell'anno.L'addio alla maggioranza è stato annunciato dai berlusconiani che fanno capo al coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e più in generale all'asse Alfano-Schifani, dopo che ieri notte in aula è stato approvato un ordine del giorno nel quale da un lato si assicurano fiducia e sostengo pieno nell'operato del governatore e dall'altro si condanna in comportamento assunto negli ultimi mesi proprio da quella corrente del Popolo della libertà, accusata soprattutto di avere bocciato il documento di programmazione economica e finanziaria della Regione. L'odg è passato con 34 voti a favore, nove contrati e altrettante astensioni. «A questo punto usciamo dal governo», ha dichiarato il capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini.Ma non tutti i berlusconiani si chiamano fuori. Anzi, l'altra ala del partito, quella che all'Assemblea regionale ha recentemente fondato il gruppo Pdl Sicilia, che fa capo al sottosegretario Gianfranco Miccichè e da sempre si è dimostrata fedele alleata di Lombardo, resterà saldamente nell'esecutivo. Il Partito democratico, invece, è pronto a garantire l'appoggio esterno, anche se il segretario regionale, Giuseppe Lupo, usa parole di assoluta prudenza: "Valuteremo con attenzione i provvedimenti del governo".Un governo che però va riformato almeno per tre dodicesimi. Come annunciato dal capogruppo del Pdl Leontini, dovrebbero uscire i due assessori di area Alfano-Schifani cioè Mario Milone e Nino Beninati (nonostante quest'ultimo ieri sera abbia votato a favore dell'ordine del giorno di sostegno a Lombardo) e dovrebbe restare fuori anche Gaetano Armao, avvocato amministrativista finito nella bufera perché accusato da numerosi parlamentari di conflitto d'interessi. Nel nuovo esecutivo due posti, al momento, sono destinati a tecnici graditi al Partito democratico che però, ufficialmente, resterà fuori dalla partita.
«Lavoreremo senza odio e senza polemiche e con qualche anticipo rispetto alla data del 31 dicembre formeremo una nuova giunta», ha detto Lombardo al termine della seduta. «C'è una base che conta circa 30 deputati e che ha un programma - ha aggiunto - Ci sarà una convergenza su questo programma, che sarà realizzato nella chiarezza assoluta».Nel discorso che ha preceduto il voto dell'aula, Lombardo ha attaccato quei pezzi di maggioranza che avevano bocciato il Dpef: "E' stata - ha detto - la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l'ultima di una serie di aggressioni". Il governatore ha anche rievocato i ripetuti tentativi "di abbatterlo". Ora Lombardo si appresta a formare la sua terza giunta da quando è stato eletto presidente della Regione siciliana.«Dalla Sicilia parte la dissoluzione del centrodestra», afferma soddisfatto il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo. «Prendiamo atto che il presidente della Regione ha utilizzato parole dure verso la sua maggioranza e sulle politiche antimeridionaliste del governo Berlusconi. E' un dato politico interessante. Noi continueremo a svolgere il nostro ruolo di opposizione responsabile, valutando il merito dei provvedimenti del governo».

venerdì 2 ottobre 2009

Napolitano, monito ai partiti "Stanco della politica incivile"

MATERA - Il presidente della Repubblica, con toni secchi e perfino amareggiati, torna a criticare la qualità del dibattito politico: "Sono stanco della politica incivile". Il presidente aggiunge di provare nostalgia per i tempi in cui le forze politiche si confrontavano con civiltà in Parlamento". Nel suo discorso a braccio a Matera, l'inqulino del Colle ha ricordato la politica degli anni '50-'60, "tempi in cui non si facevano tanti complimenti, c'erano divisioni ideologiche, ma ci si rispettava, ci si ascoltava, c'era molto rispetto tra avversari". Il Mezzogiorno e il suo sviluppo sono stati il secondo punto forte del discorso. Si riferisce ai sassi di Matera, il presidente e sottolinea come siano "patrimonio locale, ma anche dell'Italia unita". Infatti sono "parte del più grande patrimonio di quell'Italia che abbiamo voluto, che hanno voluto unificare i garibaldini di Bergamo e della Liguria come i siciliani". "I padri del Risorgimento mai hanno immaginato che si potesse fare l'Italia senza il Mezzogiorno: non sarebbe stata l'Italia" prosegue Napolitano. Da questo bisogna partire per "trarre le conseguenze" del ragionamento. Magari sarà "duro" ma necessario anche per "la politica e le istituzioni" nazionali. Sembra di cogliere un richiamo generale a non rinchiudersi nei localismi e nelle vecchie divisioni Nord-Sud. La questione meridionale "deve essere riportata al posto che gli spetta, in prima fila", nonostante qualcuno recentemente abbia teorizzato persino che non esistesse più.
Eppure "c'è una parte del Paese "che è troppo lontana dai livelli di sviluppo e di vita dell'altra". Superare questo divario "è una delle questioni su cui è nata l'Italia".
(La Repubblica 2 ottobre 2009) ;

domenica 19 luglio 2009

Colpi di sole e comunismo (e craxismo)

Evidentemente, la vocazione al masochismo della sinistra non finirà mai. Ultimo esempio? Le sparate di Emiliano sull'anticomunismo. Mi chiedo: non basta berlusconi a rompere le balle sull'anticomunismo? E noi continuiamo a cedere alla sub-cultura della destra anche in questo? Mi rendo conto che, dentro il PD ci sono persone che hanno vissuto sempre all'ombra della bandiera dell'anticomunismo, è pure vero che ci sono compagni che provengono dalla cultura del comunismo italiano. Personalmente ho l'orgoglio di potere dire che sono stato comunista. Lo sono stato. Adesso non mi reputo più tale, infatti i miei odierni riferimenti sono nel socialismo europeo (che poco e niente hanno a che vedere con il socialismo italiano inteso come craxismo). Ma non sono più comunista non perchè c'è stata l'URSS o la Cina, perchè il mio era comunismo di stampo italiano, quel comunismo alieno a dittature e totalitarismi che ha contribuito alla nascita della Repubblica Italiana. Non sono più comunista perchè ritengo che oggi il comunismo non sia uno strumento applicabile ad una società mutata e molto più complessa rispetto a quella del secolo scorso. Ma una cosa è dire ciò ed una cosa è definirsi anticomunisti. Ritengo che i comunisti attuali abbiano una visione non adeguata della realtà, ma molte delle problematiche che rivendicano sono comuni a tutto il popolo progresssista: la difesa degli ultimi, la lotta a fianco dei laavoratori, contro gli sfruttamenti...per fare degli esempi ovvii, sono rivendicazioni che fa anche il vaticano. Io sono fortemente critico con la politica portata avanti dai comunisti di Ferrero e Diliberto, ma ritengo che con tutti i limiti che hanno sono una componente del futuro schieramento di centro sinistra che dovrà battere le destre. Il nuovo centrosinistra non credo debba fare a meno di loro.
Ma a parte questo, tutti noi che abbiamo militato nel Partito Comunista, siamo eredi di Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer. Gramsci, già agli albori del movimento comunista, aveva spiccate peculiarità che hanno distinto il comunismo italiano da quello dei Paesi dell'Est. Enrico Berlinguer è stato il Segretario dello strappo da Mosca e della ricerca di una via democratica alternativa al socialismo reale.
In politica, così come nella vita, è necessario evolversi, ma non si possono recidere le proprie radici senza snaturarsi. E senza fondamenta qualunque costruzione risulta poco stabile. In più sono in tanti coloro che vorrebbero abrogare la sinistra dal PD e dal Paese.
I colpi di sole non mancano in questi giorni infuocati, tantè che prima di tali bischerate sull'anticomunismo l'ex Segretario del PD aveva dichiarato che Craxi è stato migliore di Berlinguer. Ma ci rendiamo conto di quello che diciamo? Colui che aveva istituzionalizzato i sistemi (non inventati da lui) di finanziamento illecito ai partiti sarebbe stato superiore a chi ha fatto della questione morale un caposaldo della propria politica? Craxi ci ha regalato il berlusconismo. Berrlinguer ci ha lasciato in eredità una critica lucda e spietata alla degenerazione del sistema dei partiti che è patologia del sistema democratico. Se solo oggi ascoltassimo di più gli insegnamenti di Berlinguer...
Ma se ci mettessimo tutti quanti la testa un po' all'ombra e provassimo a ragionare più lucidamente, ci renderemmo conto che se invece di giocare a chi la spara più grossa (ed a chi aiuta di più un premier in affanno), se pensassimo a creare un nuovo schieramento di centrosinistra con un forte progetto progressista, innovativo ed alternativo alle destre, faremmo un gran bene al Paese e a noi stessi.

martedì 14 luglio 2009

sciopero dei blogcontro il DDL Alfano e per il diritto alla Rete

14 luglio 2009 sciopero dei blogcontro il DDL Alfano e per il diritto alla Rete"Rumoroso silenzio" in Internet e sit in con bavaglioin piazza Navona a Roma (ore 19)
comunicato stampa
Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.Accadrà domani, 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l'informazione in Rete.Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant'anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.Domani 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.L'iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.Hanno aderito all'iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni.Tra gli altri: Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Antonio Di Pietro (Idv): Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI).Hanno aderito a titolo personale anche Giuseppe Civati, Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino.Anche alcuni parlamentari della maggioranza (come Antonio Palmieri e Bruno Murgia), seppur non verranno in piazza, hanno espresso la loro contrarietà alla norma imbavaglia-Rete presente nel ddl Alfano.Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.

domenica 12 luglio 2009

Prendiamo in mano il partito

Prendo spunto dall'intervista rilasciata oggi da Bersani all'Unità per parlare della situazione dei circoli del Partito Democratico ed in particolare di quello di Tremestieri Etneo, realtà che io conosco, pur non essendo ancora iscritto al Partito (ho richiesto la tessera).
In particolare mi soffermo sulla parte in cui Bersani sostiene che non è stato dato spazio agli iscritti preferendo gli elettori delle primarie. In realtà le primaarie possono sembrare (e per certi versi lo sono) una grande espressione di democrazia, ma possono anche essere la negazione della democrazia. Infatti le primarie vengono fatte per avallare scelte di candidati prese in alto e mai per un programma, una proposta, una piattaforma. Inoltre, le primarie possono ben scatenare la macchina elettorale di tanti ex-dc maestri nel voto clientelare.
Ricordo una sezione dei DS che era piena di compagni attivi, impegnati, motivati ed appassionati di politica. Ho lasciato quel partito con tristezza, perchè ho dovuto abbandonare quelle persone, quei compagni che, malgrado le diverse scelte erano tanto simili a me. Ho avuto il piacere di ritornare a lavorare con loro, gomito a gomito, durante la campagna per il rinnovo del consiglio comunale e del sindaco dell'anno scorso. I "vecchi" compagni DS erano li combattivi, agguerriti, motivati e pieni di risorse politiche ed umane. Continuavano a mettere in gioco se stessi per una causa comune.
A poco a poco questi compagni si sono però defilati nell'arco dell'ultimo anno. Il PD infatti ha deciso che il loro contributo (il nostro dal momento che sto tornando tra i miei vecchi compagni) era superfluo che le scelte devono essere fatte altrove, scavalcando, anzi ignorando la sezione... altro che democrazia.
Ma io che sono uscito dai DS quando questo partito si sciolse nel PD, io che "rientro", non mi sento di militare senza di loro. Ritengo che queste risorse debbano essere recuperate. A questi compagni io vorrei dire: riprendiamoci il partito e torniamo ad esercitare la democrazia nelle nostre sedi. Abbiamo l'opportunità di cancellare il partito veltroniano virtuale e di ricreare un vero partito in cui militare, confrontarsi, fare politica. Cari compagni questa può essere un'opportunità da non perdere. Il nostro territorio e l'Italia hanno bisogno di idee di sinistra, di politiche di sinistra, di gente che non pensa solo alla poltrona.
Riprendiamoci il partito: siamo in tanti. La lotta per un mondo diverso deve continuare...

Caro Beppe Grillo, avresti fatto meglio a rimanere un comico

Caro Beppe Grillo,
ad essere sincero, non sempre mi piacevi quando facevi il comico, ma indubbiamente quello è il tuo lavoro, hai stoffa e lo sai fare. Ma quando un comico inizia a fare politica, utilizzando i mezzi dello spettacolo allora diventa un triste personaggio. Che squallore in questa Italia in cui i cavalieri (caimani-sultani) vengono fronteggiati dai comici (e non dimentichiamolo caro Beppe che tu sei un comico di provenieza destrorsa).
Che distanza dalla classe e dalla seria scrupolosità di Bersani.

sabato 11 luglio 2009

Abbiamo bisogno di costruire un partito alternativa alla destra e con un moderno programma di sinistra plurale

"Abbiamo bisogno di costruire un partito vero e radicato, in cui gli iscritti contino sul serio, un partito con una chiara visione dell’Italia, alternativa alla destra, con un moderno programma di sinistra plurale che nasce dall’Ulivo, e un modello di sviluppo alternativo a quello che è andato in crisi. Un partito in grado di ricostruire una coalizione di centrosinistra, di superare un’idea della politica giocata sul rapporto tra leader e popolo".
A pronunciare queste parole non è un leader della sinistra radicale, ma Rosy Bindi che continua sostenendo: "Pierluigi Bersani è la persona giusta per farlo".
La pasionaria del PD, in poche, semplici parole, ha descritto ciò che dovrà avvenire all'interno del Partito Democratico e all'interno del centro-sinistra. Pena la totale perdita di consenso e l'abbandono del Paese alla destra. Nè Franceschini nè Marino possono fare approdare il PD al governo di questo Paese ed il primo è appoggiato da una serie di burocrati con visioni tra loro diverse e contraddittorie (dal destrismo clericale di Rutelli all'antipolitica veltroniana al cattolicesimo democratico di Marini...). Quanto a Marino, personalmente apprezzo le sue posizioni sulla bioetica e la laicità ma non credo che abbia una visione globale della politica ed il PD non può cero essere un partito monotematico.
Bersani, a mio avviso, oltre ad avere un'impostazione di sinistra necessaria al cambiamento di questa dissestata Italia, ha in mente un'idea concreta di partito (vero e non virtuale), un radicamento alla tradizione politica e culturale progressista e la capacità di governo (dimostrata nella guida dei dicasteri a lui assegnati in passato). Infine ha chiaro in mente un concetto che è mancato del tutto a Veltroni: per governare bisogna stringere delle alleanze e la vocazione maggioritaria è stato solo autistico isolamento.
Veltroni voleva annettersi gli elettori della sinistra e poi magari allearsi con l'UDC. Ma la strada non può essere questa. Se oggi nel PD c'è una speranza questa è incarnata dalla politica proposta da Bersani. Il resto sono costrutti inconsistenti e perdenti.

domenica 5 luglio 2009

Bravo D’Alema: riprendiamo a fare politica

Con la scesa in campo di Bersani e poi di Franceschini, inizia ufficialmente il congresso del Partito Democratico. Massimo D’Alema, come è noto, sosterrà il primo, mentre altri esponenti del partito, provenienti dai DS (veltroni, Fassino) si schierano con Franceschini. Contemporaneamente, a sinstra del PD, dovrebbe nascere (ma dopo le vicende degli ultimi due anni il condizionale è d’obbligo) il partito della sinistra. Se devo dire la mia, mi auguro che Bersani vinca il congresso e che nasca il partito di sinistra e libertà (e che esso si schieri senza remore ed ambiguità per un’alleanza organica del centro-sinistra). D’Alema, sponsor e ispiratore della politica di Bersani, sostiene (a mio avviso a ragione) che il bipartitismo non è patrimonio della struttura politica italiana e che bisogna superare l’infausta e rovinosa idea della vocazione maggioritaria del PD (che in pratica vuole dire fare da solo). D’Alema sostiene che il PD ha sbagliato l’impostazione datasi, cioè che ha avallato la cultura antipolitica congeniale a Berlusconi. Anche questo è vero e ciò ha determinato l’insuccesso del Partito nelle recenti tornate elettorali.
E’ giunto il momento di tornare a parlare di politica ed a fare politica. Il centro sinistra è in movimento. Personalmente spero che si possa tornare ad un nuovo centro-sinistra, ma che sia fondato su basi rinnovate ed in cui Pd, SeL e IdV abbiano un rapporto politico leale, unitario. Spero che tale alleanza (corro troppo se ipotizzo una federazione tra queste forze?) possa essere il nucleo per aggregare altre forze che ne vogliano condividere i programmi di governo; penso in primo luogo ai comunisti ed ai radicali.
Infine, spero che il nuovo centro sinistra abbia un chiaro disegno riformatore con forti contenuti di sinistra che possa cambiare nei fatti questo nostro disastrato Paese.
Non so se tutto ciò avverrà, ma affinchè tale processo si possa avviare è fondamentale che Bersani diventi il nuovo segretario del PD. Per questi motivi io sto con Bersani.

domenica 21 giugno 2009

Referendum ed altro

Quorum addio. Urne chiuse, in tutta Italia per i tre referendum sulla legge elettorale. Ha votato poco più del 16 per cento. Perché la consultazione sia valida, sarebbe necessario che lunedì mattina andasse a votare il 33/34 degli aventi diritto. Obiettivo praticamente irraggiungibile. Alle 22, dunque, a 14 ore dall'apertura dei seggi, l'affluenza è del 16,4% per il primo quesito, del 16,4% per il secondo e del 16,7% per il terzo. Ancora una volta, come succede con regolarita dal 1995, gli italiani non concedono il quorum al referendum.
L'imperatore-caimano subisce duri colpi alla propria credibilità ed al proprio spessore umano, politico e morale. Il referendum Segni viene bocciato dagli italiani. E' giunto il momento, per il centro-sinistra, di compattarsi e rendersi credibile come forza di governo che sappia cambiare questo Paese senza debolezze, ambiguità o conflittualità. Massimo D'Alema ha ragione in ciò. Credo che la politica, oggi debba essere fatta assumendosi la responsabilità del bene del Paese e dei più deboli. A tal fine il centro-sinistra dovrebbe avere un progetto serio e condiviso e non dovrebbe essere frammentato e disgregato come è attualmente. L'idea di Bertinotti di avere un unico partito del centro-sinistra è affascinante, ma ritengo sia irrealizzabile nel breve termine. Tuttavia ritengo che le forze coalizzate sotto il simbolo di Sinistra e Libertà, ma anche i radicali, dovrebbero volare alto senza velleità di presunte identità. Se SL, in particolare, decidesse di condizionare dall'interno le politiche del PD, sarebbe un ottimo punto di partenza per la Sinistra e per il Paese.

Referendum x legge truffa

giovedì 11 giugno 2009

Solo un grande partito può fermare questa destra

Ancora una volta mi ritrovo a mettere nero su bianco le mie personali riflessioni sulla sinistra (e sul centro-sinistra). Nell’ambito dello schieramento progressista, come è noto, il PD è in forte difficoltà anche se il risultato è notevolmente al di sopra dei pronostici sondaggistici. Un numero significativo di elettori non ha ritenuto di riconfermare il proprio voto al PD. Malgrado ciò, le due liste che si collocano alla sinistra del Partito Dmocratico, riescono ad intercettare questi voti solo marginalmente. Certamente la scarsità di risorse e di spazi nei media è stata determinante. Tuttavia non si può negare, a mio avviso, un fatto politico: sia Sinistra e Libertà che (a maggior ragione) la lista neo-comunista, si sono dimostrate inadeguate nei confronti delle necessità e dei desideri del popolo di sinistra.
Per quanto riguarda la lista di Ferrero, Diliberto e Salvi, non c’è molto da dire: concordo con Soro, il quale afferma che questi dirigenti (e quest’area della sinistra) hanno fatto proprio il vessillo della politica di testimonianza. Scelta sacrosanta e legittima, ma per quanto mi riguarda, completamente inutile. Le dichiarazioni di Ferrero sulla creazione di un polo di sinistra alternativo al Partito Democratico mi sembra un delirio politico. Infatti, ritengo che oggi in Italia si possa volere creare una formazione alla sinistra del PD, ma che abbia un progetto politico: allearsi con il resto del centro-sinistra, quindi in primo luogo con il PD. Siamo tornati ai tempi di Democrazia proletaria che lottava contro il PCI molto di più di quanto non facesse contro i moderati del tempo (e del resto Ferrero proviene da DP).
Sulle alleanze all’interno del Centro-Sinistra, una grossa novità viene proposta da Giovanna Melandri, la quale superando l’infausta e miope logica veltroniana dell’autosufficienza, mette in campo un nuovo concetto: quello di un cantiere da fare in comune tra PD ed altri partiti dell’area progressista, di cui Sinistra e Libertà è parte integrante. Questa è un’idea che, a mio avviso, potrà avere parecchi sviluppi.
Credo e spero che Nichi Vendola voglia intraprendere il percorso aperto dalla Melandri e che non si perda in autoincensamenti, così come hanno fatto altri dirigenti di Sinistra e Liberà che hanno osannato il risultato ottenuto e dichiarato che il futuro della nuova sinistra è radioso (in che pianeta vivono costoro?).
Soro e Melandri hanno ragione ad invitare SL ad allearsi con il PD per ricostruire un progetto di governo di un nuovo centro sinistra (in realtà Melandri fa intendere proposte più coraggiose).
Ho fatto riferimento ai due politici del PD, in quanto essi esprimono il percorso politico fatto da me in questi ultimi mesi. Ho vissuto questo periodo di campagna elettorale sentendomi sempre più stretto all’interno di Sinistra democratica (e di Sinistra e Libertà), anche se mi aveva entusiasmato lo start up di questo raggruppamento. Man mano che si avvicendavano i giorni, che seguivo le dichiarazioni politiche di SL, mi rendevo sempre più conto dell’inadeguatezza e dei limiti di questo raggruppamento. Prima di andare al voto, avevo già maturato il bisogno di prendere quella decisione che ho ufficializzato in data odierna: le dimissioni dal Coordinamento Provinciale di SD e dallo stesso movimento di SL. Di tutti i manifesti elettorali del PD ne ho apprezzato solo uno, quello che recitava il seguente slogan: solo un grande partito può fermare questa destra. Mi è piaciuto perché rispecchia il mio pensiero; prima del week end elettorale avevo già deciso: ho votato PD (preferendo tre candidati di eccellenza: Borsellino, Tripi e Crocetta). Convinto nella veridicità dello slogan citato, ho deciso di aderire al progetto del PD, pur essendo convinto che questo partito ha bisogno di un profondo cambiamento

lunedì 8 giugno 2009

Analisi del voto a botta calda.


I risultati di questa consultazione europea non sono stati così scontati come sembra. Le forze del centro sinistra rappresentate in parlamento(PD+IDV+Radicali) sostanzialmente tengono, passando dal 37,6 delle politiche del 2008 al 36,5, sebbene la distribuzione all’interno di queste forze risulti essere profondamente mutata. La sinistra radicale + i socialisti, passano dal 4,1 al 6,7% pur non riuscendo a superare la soglia di sbarramento per via della divisione in due liste. Complessivamente la somma algebrica di tutte le forze della vecchia unione non solo tengono ma incrementano la loro percentuale (dal 41,7 al 43,2%).
L’Unione di Centro pur mantenendo sostanzialmente i voti guadagnati alla politiche, aumenta il proprio peso specifico percentuale, per via dell’astensionismo (passa dal 5,6 al 6,5%).
Per quanto riguarda il centro destra esso complessivamente arretra sia percentualmente (dal 46,8 al 45,5%) che in voti assoluti (dai 17 ai 14 milioni) e ciò è dipeso esclusivamente da una emorragia del PDL.Riguardo le singole forze politiche, si è detto che i due vincitori indiscussi siano stati la lega e IDV. In reltà il discorso è valido soltanto per il partito di Di Pietro, in quanto la Lega mantiene i voti del 2008 ed anche in questo caso, l’aumento del peso percentuale è determinato dal maggiore astensionismo. Per UDC e Lega, quindi, si può affermare che esse non siano state intaccate dal significativo astensionismo registrato in queste consultazioni. Italia dei valori, invece, vede incrementare la propria dote elettorale di 800.000 voti e raddoppia il proprio peso percentuale. Di Pietro, in realtà può essere considerato, il solo vero vincitore di questa tornata elettorale.
Interessante risulta (almeno da un punto di vista numerico) il risultato raggiunto complessivamente da Sinistra e Libertà, Comunisti e Radicali che nel complesso prendono il 9%.
Per quanto riguarda il PD, esso perde 4 milioni di voti. Ma in realtà, considerando i voti dei radicali supera di poco l’emorragia del PDL. Con una grande differenza: un milione e seicentomila voti rimangono all’interno del centro sinistra (Di Pietro e Sinistra radicale). Inoltre i voti persi da PD+IDV+Radicali risultano essere pari a 2 milioni, contro i 3 milioni di voti persi da PDL+lega.
Il dato del PD, non è da considerare una disfatta elettorale in quanto i sondaggi erano stati molto più severi della realtà elettorale. Bisogna non sottovalutare la capacità di recupero che ha avuto questo partito sebbene parte del proprio elettorato abbia preferito Di Pietro (considerato più incisivo nell’opposizione a Berlusconi) ed il voto utile dato a radicali e liste della sinistra finalizzato al superamento della soglia di sbarramento).
Pesante, invece, risulta la situazione del PDL in quanto era quotato attorno al 40% e l’obiettivo sbandierato da Berlusconi era il 45%. Un voto che non può che essere letto come una sconfitta personale del Capo del Governo. Come scrivevo qualche tempo fa, l’imperatore (finalmente) è nudo. Il suo splendore inizia ad offuscarsi sebbene la maggior parte dell’informazione sia ad esso asservita.
Su questo bisognerebbe fare una valutazione a se stante, ma di sicuro in questa sede deve essere sottolineato un fatto: il PD è in difficoltà ma il PDL soffre anch’esso. I due partiti principali, sono stati i veri bersagli dell’astensionismo. Nel caso del PDL, come dicevo, dipende dalle pecche politiche e personali di Berlusconi e dall’incapacità di questo governo e di questa maggioranza nel gestire la crisi, il fenomeno dell’immigrazione ecc. Nel caso del PD ciò dipende da un’insoddisfazione diffusa dei propri elettori sulla politica spesso poco chiara e poco decisa, ma ciò sarà argomento di un mio ulteriore articolo sulla condizione della sinistra dopo il voto di giugno.
Per quanto riguarda i due partiti della sinistra radicale, infine, ritengo che questa volta sia stata posta una pietra tombale sia sul progetto di una sinistra laica e senza aggettivi che sulla costituente comunista. I comunisti, sempre più arroccati nella loro deriva identitaria e Sinistra e Libertà alla perenne ricerca di un orizzonte politico che non riesce a trovare. Certo l’ostracismo televisivo contro le piccole formazioni e la scarsità di mezzi ha contribuito al mancato raggiungimento della soglia elettorale. Ma il problema di fondo è politico. Chi ha capito in cosa si diversificavano le due formazioni della sinistra radicale (a parte nome e simbolo)? Quella sinistra che vuole stare dalla parte dei deboli è sempre più un club elitario autoreferenziale la cui utilità al Paese è dubbia e discutibile. E questo è un discorso che con sfumature diverse riguarda tutte e due le formazioni nate dal disfacimento di Sinistra Arcobaleno. Di contro i comunisti si ostinano a porsi come alternativa al PD e non come interlocutori con l’ambizione di contribuire a spostarne a sinistra la linea politica e con la lucidità del senso del compromesso inteso come sintesi e mediazione tra diverse posizioni. Il Paese, in modo convulso, caotico e scomposto, sta iniziando a volere un cambiamento ma sembra proprio che nessuno sia in grado di soddisfare e coltivare questo nascente bisogno.

mercoledì 27 maggio 2009

L'ultimo strappo di Lombardo: licenziati cinque assessori

Il governatore Lombardo ha revocato gli assessori che non si erano dimessi, e annuncia per oggi il varo della nuova giunta. «Faccia un passo indietro», dice l´ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro. Oggi il comitato politico del Pd discute sul sostegno al nuovo governo regionale.

La frattura non si è composta. Anzi. Raffaele Lombardo annuncia che oggi nominerà almeno una parte della giunta, «il minimo necessario per riunirsi e decidere»: sette o otto assessori, fra i quali non mancheranno i tecnici che rappresenteranno quell´«alleanza sociale» posta alla base del nuovo governo che nascerà dopo la frattura con l´ala maggioritaria del Pdl e con l´Udc. «Ho scritto a matita una ventina di nomi», dice il governatore ma fra i papabili ci sono Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano (potrebbe andare ai Beni culturali), il vicepresidente di Confindustria Sicilia Marco Venturi e Gianni Puglisi, che però dovrebbe lasciare la guida della Fondazione Banco di Sicilia.Altro candidato a un posto in giunta rimane l´economista Mario Centorrino, mentre il segretario della Cisl Maurizio Bernava smentisce qualsiasi contatto: «Non sono interessato a un ruolo nell´amministrazione regionale». Fra le molte voci che hanno contraddistinto la giornata di ieri anche quella che riguarda un incarico da assessore all´Agricoltura per l´imprenditrice del vino Josè Rallo. E lo stesso Lombardo conferma la stima per il presidente della fondazione Orestiadi Ludovico Corrao, «coraggioso autonomista ante litteram», uno dei protagonisti della stagione del milazzismo. Non è detto che questa stima si traduca poi in un incarico.Di certo, l´ultimo strappo Raffaele Lombardo lo ha fatto ieri a ora di pranzo, mettendo alla porta quegli assessori del Pdl e dell´Mpa che si erano rifiutati di firmare le dimissioni. Revocati gli incarichi a Giovanni La Via, Francesco Scoma, Carmelo Incardona, Antonello Antinoro e Pippo Gianni. «Mi dispiace - dice il governatore - che qualcuno abbia tirato un po´ troppo la corda: questo gesto di resistenza ha finito per indebolire ancora di più la mia fiducia». L´operazione azzeramento della giunta si è così conclusa: Lombardo aveva già incassato le dimissioni degli assessori dell´area Micciché (Giambattista Bufardeci e Michele Cimino), di Luigi Gentile e dei due esponenti dell´Mpa Roberto Di Mauro e Giuseppe Sorbello. Restano al governo i magistrati Massimo Russo e Giovanni Ilarda.
Lombardo prosegue nella sua sfida, malgrado gli avvertimenti del coordinatore nazionale Sandro Bondi, che gli chiede di assumere una «posizione chiara» nei confronti del Pdl e di «rispettare il patto elettorale con i siciliani che hanno votato centrodestra». Il governatore risponde che «le intese si rompono quando non si rispettano gli accordi» e in testa alla lista mette il mancato trasferimento dei 4 miliardi di fondi Fas alla Sicilia. E Bondi mette in guardia anche gli esponenti dell´ala Micciché, in predicato di rientrare al governo: «Il Pdl non permetterà collaborazioni spontanee e fuori dalla logica unitaria di partito». Trentasette deputati regionali del Pdl e dell´Udc, intanto, hanno chiesto al presidente dell´Ars Francesco Cascio la convocazione straordinaria di Sala d´Ercole proprio per discutere «l´iniziativa messa in atto unilateralmente dal presidente della Regione in questi giorni, di procedere ad una rideterminazione della composizione della giunta regionale, in un quadro di alleanze diverso da quello sancito all´inizio della legislatura».Lombardo continua ad escludere alleanze organiche con il Pd anche se nel suo entourage c´è chi come l´ex presidente della Provincia Francesco Musotto ipotizza accordi «non con le segreterie politiche con singoli parlamentari del centrosinistra». Il governatore, in ogni caso, è pronto a nominare tecnici non sgraditi al partito democratico. Lasciando però la porta aperta a qualsiasi soluzione, anche a una ricucitura dei rapporti con l´area di maggioranza del Pdl: «Per ora ho contatti a trecentosessanta gradi, anche gli ambienti ostili del Popolo della libertà - afferma - sono pronti al dialogo». E ieri sera, a Ballarò, Lombardo si è confrontato proprio con Sandro Bondi. Oggi sarà la giornata decisiva.
di Emanuele Lauria
La Repubblica - Palermo
(27 maggio 2009)

L'imperatoreè nudo

La malattia infettiva, ormai cronicizzata di cui è affetta la democrazia italiana, continua a peggiorare. L’impero sembra consolidarsi di più ogni giorno che passa. E il satrapo-imperatoore se nn ha ancora nominato senatore né cavalli né stallieri, ha ben pensato di ridurre a cento i parlamentari, per sancire quello che è già un dato di fatto: la mera funzione notarile del Parlamento. Se il referendum dovesse fare vincere i SI egli avrebbe i numeri per cambiare la costituzione facendoci sprofondare in una qualche forma di dittatura conclamata. Ed in realtà, stando ai sondaggi, probabilmente potrebbe non avere bisogno dell’esito del referendum per diventare totalmente un monarca assoluto. “Per una strana alchimia il Paese tutto concede tutto giustifica al suo imperatore”. Il cavaliere vola nei sondaggi ed i suoi avversari hanno perso la bussola.
Ma forse l’imperatore ha intrapreso il lento cammino che potrebbe porre fine al suo dominio assoluto. I giudici hanno appurato che Silvio ha corrotto Mills, la moglie Veronica decide di mollare un marito che definisce bisognoso di aiuto e malato. La chiesa inizia a smarcarsi da un alleato che da un lato le consente di porre sull’Italia una sorta di protettorato etico-morale ma che dall’altro diventa sempre più scomodo. La stampa internazionale (di destra e di sinistra) ne condanna i comportamenti pubblici ed il governo. Il caso Noemi, fuori dai pettegolezzi, mette in luce quanto sia alta la propensione alla menzogna del capo del governo e di quanto sia discutibile e squallido l'uomo ed il politico Berlusconi-Papi.
L’imperatore forse non è ancora del tutto nudo ma comincia a perdere brandelli di vestiti. Ecco perché c’è bisogno di un centro-sinistra forte, dalle idee chiare, deciso, unito e coraggioso. Ecco perché, all’interno del centro sinistra, è giunto il momento di fare scelte coraggiose. Dare al nostro paese l’opportunità di un’alternativa politica è un dovere ed una necessità.

lunedì 4 maggio 2009

Referendum, un passpartout verso il regime

A questo punto il tema del referendum elettorale ha cambiato di segno. Se poteva apparire, all'origine, un tentativo di rompere con l'attuale sistema -il famigeratissimo ‘porcellum'- ora ha assunto ben altre sembianze. Quelle di uno strumento (potenziale, certo, ma non irrealistico) per legittimare alle prossime urne politiche (all'uopo anticipate) un regime autoritario. E, infatti, il partito che prendesse la maggioranza relativa otterrebbe il 55% dei seggi. Berlusconi ha fatto rapidamente sapere che andrà a votare, eccome, non ritenendosi ingenuo o misericordioso. Quanto a rivedere la legge attuale, Cicchitto e altri sono accorsi a rispondere a chi riteneva (e ritiene) inevitabile cambiare il ‘porcellum' dopo l'ipotetico successo del sì: il referendum opera chirurgicamente sulle norme e si applica immediatamente. Un bel servito alla Lega, che sbraita contro, ma che con la secca presa di posizione del Pdl si trova indebolita e spiazzata.
E' doveroso ora prendere in esame le novità, il nuovo contesto, rivedendo l'originaria propensione di tanti (a partire dalla grande maggioranza del Partito democratico) per il sì, visto come grimaldello per la riforma. Mentre quella speranza si è rapidamente rovesciata nel suo contrario. Il sì ha perduto il suo significato.
Cambiare opinione non vuol dire venir meno alla necessità di mettere in campo un progetto di legge elettorale, in grado di riconsegnare ai cittadini il diritto di scelta oggi negato, con le ‘nomine' dall'alto dei parlamentari. Per questo, però, è indispensabile ridiscutere e scegliere di battersi contro il referendum, per evitare il peggio.
Siamo in una situazione molto delicata e già molte delle strutture democratiche sono indebolite. In presenza di un concreto e quotidiano rischio autoritario condito di populismo elettronico, l'incentivo referendario può divenire il moltiplicatore decisivo. Purtroppo. Ci si pensi finché si è in tempo. La nascita e la crescita di un regime avviene storicamente -pur con le dovute differenze- mediante sequenze apparentemente isolate o casuali di atti. Dopo la storia è chiara nella sua sintesi, quando è tardi per intervenire. John Ford diceva che quando nelle prime scene di un film viene inquadrato un fucile, prima o poi sparerà.
Aprile on line
Vincenzo Vita, 02 maggio 2009

venerdì 6 marzo 2009

Reddito minimo garantito nel Lazio

Nel Lazio il ‘reddito minimo garantito’ è ormai una realtà. Con il via libera del Consiglio regionale i disoccupati, gli inoccupati e i precari di questa regione, con un reddito inferiore ai 8.000 euro, potranno beneficiare di un assegno mensile di circa 580 euro e di una serie di agevolazioni per la fruizione di servizi primari. La Regione Lazio si prende così il merito di aver adottato una misura di civiltà degna delle più avanzate democrazie europee. Una legge fortemente voluta dall’assessore al Lavoro Alessandra Tibaldi (del gruppo della Sinistra). Il Lazio si è mosso in totale solitudine visto che le risorse che verranno utilizzate provengono interamente dalle casse regionali: 20 milioni solo per il 2009, cifra raddoppiata dall’assessore al Bilancio Luigi Nieri (anche lui, non a caso, della Sinistra), ben 40 milioni di euro per i prossimi tre anni.
In questo Paese in crisi, non sola economica, ma anche di idee, è bastata una buona proposta come questa per mettere in evidenza alcune contraddizioni e debolezze dei principali schieramenti politici. A cominciare dal Pd. Che ha fatto di tutto per rivendicare la paternità di una legge che non gli è mai appartenuta. Secondo l’edizione romana del Corsera, il provvedimento è seguito al richiamo del segretario del Pd Dario Franceschini, il quale solo pochi giorni prima aveva invocato l’adozione da parte del Governo di un sussidio per i disoccupati. Così, con un colpo di bacchetta magica. Poco importa che si tratta di un disegno di legge che risale al lontano 2005, anno in cui la promotrice, l’assessore al Lavoro della Giunta Marrazzo Alessandra Tibaldi, cominciò il confronto con le associazioni sindacali, con quelle di volontariato, con i centri sociali, con le reti per il diritto alla casa. Allora chi parlava di questi argomenti era un sognatore e un estremista. La battaglia per il lavoro e quella contro i danni della precarietà sulle singole esistenze, roba per gli stucchevoli oppositori della legge Biagi e per romantici baumiani. Oggi, per uno strano scherzo del destino, la conclusione dell’iter della legge sul reddito minimo garantito, cade proprio all’indomani di questa ‘nuova’ battaglia del Partito Democratico che in massa plaude e si rivendica il risultato ottenuto. Oggi la flessibilità non è più un’opportunità, il loft non è più di moda.
Questa volta, invece, è la Sinistra che ha vinto. Ha vinto nella perseveranza e nella tenacia con cui ha condotto e sostenuto una battaglia culturale prima ancora che politica e nella concretezza con cui ha realizzato i suoi obiettivi. Il ‘leggero’ Partito Democratico ancora una volta ha dimostrato i suoi limiti. Non si può pensare di affrontare il berlusconismo con i soli strumenti della comunicazione. Qualche volta servirebbe un po’ più di coraggio.

giovedì 12 febbraio 2009

La fine della democrazia


Dall’attacco distruttivo al sistema scolastico, a quello al sistema giudiziario. Dalle leggi razziali contro gli extracomunitari all’attacco diretto alla costituzione (filosovietica) della nostra repubblica. Dalla spaccatura creata all’interno delle organizzazioni sindacali alla demolizione del principio di laicità dello stato…
Questa è una maggioranza eversiva, antidemocratica e con forti germi di totalitarismo dispotico. L’attuale maggioranza di governo, mera portavoce di un solo ducetto, pericoloso quanto squallido, sta demolendo, mattone dopo mattone, il sistema democratico del nostro Paese. Oggi in Parlamento hanno i numeri per farlo e lo stanno facendo. Ma si tratta di un processo innescato da almeno un ventennio, da prima che Berlusconi prendesse per la prima volta il potere. Oggi la destra è in grado di modificare in senso reazionario ed illiberale il tessuto del nostro Stato, grazie ad un lavoro certosino e capillare di demolizione di quella che era stata l’egemonia culturale progressista nel nostro Paese. A poco a poco, ma con precisione scientifica, la coscienza critica, la memoria storica ed il senso di solidarietà sociale, sono stati cancellati dalle televisioni Fininvest/Mediaset. I cittadini sono diventati consumatori, l’individualismo più becero ha preso il sopravvento. L’onestà e la giustizia hanno perso il senso di valore assoluto nella coscienza delle masse.
La totale berlusconizzazione della nostra società, di fatto, ha fatto breccia anche all’interno della sinistra, che non ha capito in tempo ciò che gli avversari politici stavano facendo. E adesso, non solo le destre hanno una maggioranza schiacciante in parlamento ma non hanno quasi completamente un’opposizione sociale strutturata. All’inizio del berlusconismo, noi, il popolo della sinistra, avevamo paura che Berlusconi potesse demolire la democrazia. Adesso che lo sta facendo in modo sistematico, siamo tutti narcotizzati, assuefatti, sfiduciati al punto tale da non sapere reagire. Ci sono state solo due eccezioni meritevole di nota: lo sciopero generale della CGIL e le manifestazioni a sostegno del Presidente Napoletano.
Del resto, lo scenario politico, all’interno del centro-sinistra è del tutto sconfortante. Dei due partiti rappresentati in parlamento, uno, Idv, ha intrapreso una via populista, leaderista, giustizialista e priva di qualunque spessore politico. L’altro, il PD, ha un leader che faceva una figura sicuramente più decorosa, quando pubblicava i vecchi album delle figurine Panini. Un partito pieno di contraddizioni e di confusioni ideali e strategiche e che per iniziare ad essere rappresentativo di coloro che vorrebbe/potrebbe rappresentare, dovrebbe fare chiarezza al suo interno, ancha a costo di perdita di qualche spezzone. E poi c’è la ex sinistra radicale divisa tra vendolian-faviani che non sanno andare oltre loro stessi e comunisti iper identitari ed ordissi, più integralisti del clero romano.
Scusatemi la domanda: ma con questa sinistra dove dobbiamo andare? Chi ci deve tutelare come cittadini, lavoratori, studenti , pensionati ecc?
E noi che di questa sinistra facciamo parte, cosa aspettiamo a farci sentire e a riappropriarci degli spazi che ci competono?