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mercoledì 27 maggio 2009

L'ultimo strappo di Lombardo: licenziati cinque assessori

Il governatore Lombardo ha revocato gli assessori che non si erano dimessi, e annuncia per oggi il varo della nuova giunta. «Faccia un passo indietro», dice l´ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro. Oggi il comitato politico del Pd discute sul sostegno al nuovo governo regionale.

La frattura non si è composta. Anzi. Raffaele Lombardo annuncia che oggi nominerà almeno una parte della giunta, «il minimo necessario per riunirsi e decidere»: sette o otto assessori, fra i quali non mancheranno i tecnici che rappresenteranno quell´«alleanza sociale» posta alla base del nuovo governo che nascerà dopo la frattura con l´ala maggioritaria del Pdl e con l´Udc. «Ho scritto a matita una ventina di nomi», dice il governatore ma fra i papabili ci sono Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano (potrebbe andare ai Beni culturali), il vicepresidente di Confindustria Sicilia Marco Venturi e Gianni Puglisi, che però dovrebbe lasciare la guida della Fondazione Banco di Sicilia.Altro candidato a un posto in giunta rimane l´economista Mario Centorrino, mentre il segretario della Cisl Maurizio Bernava smentisce qualsiasi contatto: «Non sono interessato a un ruolo nell´amministrazione regionale». Fra le molte voci che hanno contraddistinto la giornata di ieri anche quella che riguarda un incarico da assessore all´Agricoltura per l´imprenditrice del vino Josè Rallo. E lo stesso Lombardo conferma la stima per il presidente della fondazione Orestiadi Ludovico Corrao, «coraggioso autonomista ante litteram», uno dei protagonisti della stagione del milazzismo. Non è detto che questa stima si traduca poi in un incarico.Di certo, l´ultimo strappo Raffaele Lombardo lo ha fatto ieri a ora di pranzo, mettendo alla porta quegli assessori del Pdl e dell´Mpa che si erano rifiutati di firmare le dimissioni. Revocati gli incarichi a Giovanni La Via, Francesco Scoma, Carmelo Incardona, Antonello Antinoro e Pippo Gianni. «Mi dispiace - dice il governatore - che qualcuno abbia tirato un po´ troppo la corda: questo gesto di resistenza ha finito per indebolire ancora di più la mia fiducia». L´operazione azzeramento della giunta si è così conclusa: Lombardo aveva già incassato le dimissioni degli assessori dell´area Micciché (Giambattista Bufardeci e Michele Cimino), di Luigi Gentile e dei due esponenti dell´Mpa Roberto Di Mauro e Giuseppe Sorbello. Restano al governo i magistrati Massimo Russo e Giovanni Ilarda.
Lombardo prosegue nella sua sfida, malgrado gli avvertimenti del coordinatore nazionale Sandro Bondi, che gli chiede di assumere una «posizione chiara» nei confronti del Pdl e di «rispettare il patto elettorale con i siciliani che hanno votato centrodestra». Il governatore risponde che «le intese si rompono quando non si rispettano gli accordi» e in testa alla lista mette il mancato trasferimento dei 4 miliardi di fondi Fas alla Sicilia. E Bondi mette in guardia anche gli esponenti dell´ala Micciché, in predicato di rientrare al governo: «Il Pdl non permetterà collaborazioni spontanee e fuori dalla logica unitaria di partito». Trentasette deputati regionali del Pdl e dell´Udc, intanto, hanno chiesto al presidente dell´Ars Francesco Cascio la convocazione straordinaria di Sala d´Ercole proprio per discutere «l´iniziativa messa in atto unilateralmente dal presidente della Regione in questi giorni, di procedere ad una rideterminazione della composizione della giunta regionale, in un quadro di alleanze diverso da quello sancito all´inizio della legislatura».Lombardo continua ad escludere alleanze organiche con il Pd anche se nel suo entourage c´è chi come l´ex presidente della Provincia Francesco Musotto ipotizza accordi «non con le segreterie politiche con singoli parlamentari del centrosinistra». Il governatore, in ogni caso, è pronto a nominare tecnici non sgraditi al partito democratico. Lasciando però la porta aperta a qualsiasi soluzione, anche a una ricucitura dei rapporti con l´area di maggioranza del Pdl: «Per ora ho contatti a trecentosessanta gradi, anche gli ambienti ostili del Popolo della libertà - afferma - sono pronti al dialogo». E ieri sera, a Ballarò, Lombardo si è confrontato proprio con Sandro Bondi. Oggi sarà la giornata decisiva.
di Emanuele Lauria
La Repubblica - Palermo
(27 maggio 2009)

domenica 3 maggio 2009

Bossi: legge elettorale con chi ci sta

Il referendum rischia di far esplodere un caso politico nella maggioranza. Umberto Bossi non si fida di Berlusconi, teme che il premier possa utilizzare il sì per fare del Pdl il partito "pigliatutto" e allora decide di correre ai ripari. Oggi, all'inaugurazione della sede allargata della Lega Nord a Gemonio, il leader del Carrocci ha annunciato che che il suo partito sta lavorando a una proposta di legge elettorale da far approvare con "chi ci sta": E a questo proposito ha definito "positive" le apertura del Pd a un lavoro comune sulla legge elettorale, ripetendo ancora una volta la sua contrarietà alla consultazione fissata per il 21 giugno. "Stiamo già pensando a una legge elettorale, perché non ci presenteremo a mani vuote - ha spiegato -. Il compito è stato dato a Calderoli e Maroni. Come fa la sinistra - ha aggiunto - a far votare sì? Se vota sì Berlusconi vince sempre le elezioni". La scelta leghista viene motivata da "ragioni di democrazia e anche dall'interesse di partito. "Sono convinto che certe leggi vadano fatte democraticamente in parlamento, non inventandosi un referendum che la gente non capisce. Abbiamo deciso di iniziare a scrivere la legge - ha concluso -, la faremo girare e la faremo con chi ci sta". Nel Pd, intanto Enrico Letta chiede di ripensare la scelta referendaria. "Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un'eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione e adeguare la strategia al tentativo di Berlusconi di truccare la carte».
L'Unità 03 maggio 2009

domenica 19 aprile 2009

Europee: Rita Borsellino si candida con il PD


Il suo movimento si divide e non si esprime: Rita verso la candidatura nel Pd. Questo ha scatenato un effetto domino che ha messo in crisi l'asse portate della lista democratica. Cocilovo ha restituito la tessera. E Tripi potrebbe ritirarsi

Rita Borsellino è pronta a candidarsi alle elezioni europee nella lista del Pd. Ma è una scelta tutt'altro che indolore, perché questo progetto ha di fatto spaccato Un'altra storia. Il movimento fondato dalla Borsellino si è riunito giovedì sera per discutere appunto dell'ipotesi di competere per il parlamento di Strasburgo. Ne è venuto fuori un dibattito accesissimo che ha diviso l'assemblea. Alla fine, il movimento ha deciso di non decidere.«Un'altra storia - si legge nella scarna nota diffusa ieri dal movimento - ha dato pieno mandato a Rita Borsellino, nella qualità di presidente, di assumere qualunque decisione riterrà opportuna circa la sua candidatura alle elezioni europee». Nessuna approvazione, dunque, al progetto di correre con il Pd ma solo un chiamarsi fuori che è il frutto della lacerazione maturata nel corso della riunione di giovedì sera. Qualcuno ha pure annunciato, via e-mail, le dimissioni dal movimento.
La candidatura della Borsellino, insomma, non è indolore per Un'altra storia e non lo è nemmeno per il Pd che si è riunito ieri nella sede regionale. Era presente Gero Grassi, responsabile nazionale dell'organizzazione, volato a Palermo per occuparsi di tesseramento. Inevitabilmente, però, la sua attenzione si è spostata su altri argomenti.Perché sono tornati a farsi sentire i dirigenti che non vogliono Rita Borsellino capolista. Luigi Cocilovo, fra i primi a palesare il proprio scetticismo, ha pure polemicamente consegnato la sua tessera di iscritto al Pd nelle mani di Genovese. Poi ha proposto una lista, in rigoroso ordine alfabetico, che comprende tutti i big regionali e ha inserito pure il suo nome, nonostante da tempo abbia considerato chiusa l'esperienza di europarlamentare.
Di certo, la candidatura di Rita Borsellino ha scatenato un effetto domino che ha messo in crisi l'asse portate della lista democratica. Perché Enzo Bianco ha rinunciato e ieri lo ha annunciato al segretario nazionale Dario Franceschini. Il suo forfait indebolisce significativamente la lista nelle province della Sicilia orientale. Il primo sostituto ipotizzato dai dirigenti del partito è Giovanni Barbagallo, deputato regionale da cinque legislature. Ma si cercano rinforzi. E, soprattutto, i siciliani del Pd non vogliono rassegnarsi all'abbandono di Bianco: per questo chiederanno a Franceschini di invitarlo a ripensarci.
Rosario Crocetta, sindaco di Gela, attende che da Roma arrivi la deroga per candidarsi. Non esistono possibili deroghe, invece, per Italo Tripi che, qualora si candidasse, decadrebbe automaticamente da segretario regionale della Cgil. È la regola del sindacato. Per questo Tripi è sempre più intenzionato a rinunciare alla candidatura. Anche perché pescherebbe dallo stesso bacino elettorale di Borsellino e Crocetta.
18 aprile 2009

La Republica on line Palermo

di Massimo Lorello

lunedì 16 marzo 2009

Europee, accordo fatto Prc-Pdci


Il semaforo verde è scattato in una cena Diliberto-Ferrero: dopo qualche scintilla polemica, i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune. Continuano le trattative con Sinistra Critica


E' stata una cena fra Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto (che ha dovuto sacrificare alla ragione di partito la sua passione interista, nel giorno della sconfitta dei nerazzurri a Manchester) a sciogliere le ultime diffidenze fra Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, in vista della lista comune per le elezioni europee. Dopo qualche scintilla polemica (il leader del Pdci Diliberto aveva accusato Ferrero di pensare a un Prc "autosufficiente"), i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune: Ramon Mantovani, Mimmo Caporusso e Gianluigi Pegolo per il Prc, Orazio Licandro, Nino Frosini e Alessandro Pignatiello per il Pdci.
Dalla prossima settimana ci saranno riunioni quasi quotidiane del gruppo di lavoro congiunto, con l'obiettivo di varare le liste entro fine mese: Rifondazione ha già convocato il comitato politico nazionale per il 28 marzo, il Pdci lo farà presto con il suo comitato centrale. "Per ora - dice Claudio Grassi, della segreteria del Prc - non ci sono criteri di proporzione fra i partiti per le liste, la cosa importante è aprire il più possibile a rappresentanti di movimento e personalità della sinistra". L'idea di una lista 'aperta' serve anche in vista della concorrenza della Sinistra per le libertà di Nichi Vendola (ex Prc) e Claudio Fava, che dovrebbero ufficializzare il matrimonio (e il simbolo comune) martedì prossimo.
Candidata ad allearsi con Prc e Pdci anche una terza formazione politica, Sinistra critica, nata dalla scissione dal Prc dei "dissidenti" del Governo Prodi. " Per ora nulla di concreto - ci spiega Cannavò (che proprio in queste ore si è ‘dimesso' dalla redazione di Liberazione, dove ha continuato formalmente a lavorare nonostante l'uscita dal partito)-. Siamo aperti al confronto, ma se non dovessimo trovare l'accordo, siamo pronti a presentarci da soli". Martedì è fissato un incontro con il segretario di Rifondazione Ferrero.Da sciogliere per il nuovo "matrimonio elettorale" l'annosa questione del il simbolo: sarà una falce e martello molto simile al simbolo di Rifondazione e del Pdci, ma Sinistra critica chiede che sotto il logo principale, in piccolo, siano presenti i tre simboli di partito su un piano paritario. A Rifondazione nicchiano, e comunque Sinistra critica pensa anche a una piccola rivincita "simbolica": la candidatura in testa di lista di Franco Turigliatto, proprio il senatore "dissidente" eletto nel 2006 con il Prc, il cui voto contrario alla politica estera di Romano Prodi e Massimo D'Alema avviò il processo della mini-scissione a fine 2007.

Monica Maro, 13 marzo 2009

AprileOnLine.info

A sinistra, con la libertà


Presentata a Roma la lista unica di Mps, Sd, Verdi, socialisti e Unire la Sinistra. Presenti Vendola, Fava, Francescato, Guidoni e Di Lello, ma anche Occhetto e Berlinguer. Ci sono logo e nome, ma soprattutto la fiducia di superare il 4%. Sabato, in piazza Farnese, il primo appuntamento pubblico


C'è un logo e c'è un nome, ma soprattutto una sfida da vincere a tutti i costi: superare lo sbarramento del 4% per varcare la soglia dell'Europarlamento. Per questo, e non solo, la Sinistra democratica di Fava, gli ex bertinottiani di Vendola usciti dal Prc, i socialisti di Nencini, i verdi di Francescato e i comunisti italiani di Guidoni e Belillo (ex Pdci) hanno dato vita ad una lista comune che è stata presentata oggi in conferenza stampa all'Hotel Nazionale di Roma.
Un cerchio per metà rosso e metà bianco su cui campeggiano le parole Sinistra e Libertà, perché è questo il nome scelto per la lista che debutterà in Europa il prossimo giugno. A campeggiare i simboli: la rosa rossa del Pse, riferimento di Sd e socialisti, l'ondina rosso-verde del Gue, famiglia a cui guardano gli ex Prc e gli ex Pdci, e il Sole che ride dei verdi, unico logo di partito che permette con la sua presenza di non raccogliere le firme per la competizione elettorale.
In sala tra i leader delle formazioni coinvolte, anche volti storici della sinistra. Due per tutti: Giovanni Berlinguer e Achille Occhetto, quest'ultimo pronto a ricordare come la sua presenza odierna sia in continuità con la sua storia. "Nessuna incoerenza, quest'anno si celebrano i 20 anni dalla Bolognina, allora la mia idea era fare un partito di sinistra, purtroppo le cose sono andate diversamente e chi era con me oggi ha sentito il bisogno di togliere la parola sinistra", dice l'ex segretario del Pds che guarda con interesse al tentativo costituente. In sala, anche Franco Giordano, Alfonso Gianni, Loredana De Petris, Gennaro Migliore.
Gli stessi che si troveranno sabato a Roma, in piazza Farnese, per la prima uscita pubblica di questo esperimento che si trova ad affrontare una sfida elettorale che è al contempo anche politica, partendo dalla necessaria riconquista di un elettorato smarrito l'aprile scorso e che ora ha bisogno di essere nuovamente coinvolto. Una battaglia per l'egemonia culturale, si sarebbe detto un tempo citando un padre nobile, che gravita proprio intorno alla parola libertà, da anni al centro dell'espansione della destra berlusconiana che se ne è appropriata stravolgendola. Per quanto riguarda il futuro, le amministrative e il dopo europee, la questione è naturalmente ancora aperta: l'importante, oggi, è lavorare per l'ingresso a Strasburgo, dopo l'estromissione a Montecitorio e Palazzo Madama.
"Non è un partito ma neanche un cartello elettorale", specifica Marco Di Lello (Ps), riferendosi alla natura di questa alleanza a sinistra, che nasce infatti da "un progetto tra forze coese che in questi mesi hanno lavorato insieme, prima che fosse introdotto lo sbarramento al 4%". E nonostante tale mannaia, le forze che si uniscono hanno un obiettivo che è prima di tutto politico: "riportare a sinistra la parola libertà che in questi anni è stata scippata da Berlusconi e dalla destra".E' una operazione difficile, ma che lascia spazio all'ottimismo. Secondo i sondaggi di quattro istituti diversi, Sinistra e Libertà oscillerebbe tra il 3,3% e il 6%, insomma "una buona partenza", che permette di lanciare il grido di "gettiamo il quorum oltre l'ostacolo", dice il leader socialista chiamato a fare le veci di Riccardo Nencini, ancora in convalescenza dopo l'incidente automobilistico della settimana scorsa.
Anche per Fava "la parola libertà non ha nulla a che fare con Berlusconi ed il Pdl", essendo concetto più ampio e alto di quello "sbandierato dal predellino di un auto". Libertà dalle mafie, dalle menzogne, di partecipare: così la declina il portavoce di Sd, insistendo su quest'ultimo aspetto. "Le nostre liste non saranno decise a Roma da un gruppo di dirigenti ma saranno il frutto della sovranità popolare, le costruiremo sul territorio con assemblee aperte, sarà un'esperienza unica nella vita politica italiana", il cui primo appuntamento saranno "le primarie delle idee". E proprio a Fava, che vanta un'esperienza da europarlamentare, tocca il compito di specificare sulla collocazione a Strasburgo. Tre sono infatti le famiglie di riferimento dei soggetti che corrono insieme: un fattore utilizzato come arma critica, anche a sinistra, ma che per Fava è piuttosto spuntata. "Questi tre gruppi hanno già affrontato e vinto insieme molte battaglie in Europa", dice l'ex ds, per cui "ognuno farà le sue scelte" ma le "diverse sensibilità dei gruppi" possono coesistere in un "progetto comune", perché a Strasburgo "c'è bisogno di larghe maggioranze, ogni gruppo è insufficiente da solo".
Uniti insieme, dunque, perché l'autosufficienza è un mito tramontato. Per accedere a Palazzo Chigi come all'Europarlamento. Lo ricorda anche Francescato, il cui partito nei giorni scorsi non ha nascosto l'insistenza sul fatto che questa alleanza comune per le europee non debba essere interpretata, da parte del Sole che ride, nella disponibilità a sciogliersi in una futura formazione partitica. "Noi vogliamo dimostrare di essere capaci a ricostruire una politica delle alleanze per battere il centrodestra" perché "il corro da solo del Pd si è rivelato un boomerang", dice il leader dei Verdi. E Sinistra e Libertà è la prova tangibile che si può fare, essendo un'unione "non transgenica che tiene insieme le identità ma ha sintonia sui contenuti", come per esempio la duplice battaglia su lavoro e ambiente.
Gli occhi e le orecchie comunque sono tutte rivolte a vedere ed ascoltare il governatore della Puglia. C'è la necessità pratica ma anche il sogno nel commento di Vendola, il quale il giorno dopo la trasmissione su RaiDue della fiction su Di Vittorio non può che citare la storia nobile del padre del sindacalismo italiano. "Si vede un bambino che prende due soldi e le sue scarpe per comprare il libro più prodigioso del mondo, il Dizionario. Questa è una metafora della sinistra che non deve presentarsi come un catalogo di certezze, ma ricominciare ritrovando le parole perdute", dice il presidente della Puglia. Recuperare parole perdute come appunto libertà, unico modo per contrastare quel "calce e randello" che è lo slogan della destra dominante, metafora di una politica della "speculazione edilizia e delle ronde" con cui è stato conquistato il paese. Una destra che non è capace, ricorda Vendola, di uscire dalla crisi. Ed è qui che il governatore lancia le sue proposte: "una moratoria sui licenziamenti", ma anche "la detassazione della cassa integrazione". Cita, poi, una scelta di successo sul fronte del welfare messa in atto dalla sua amministrazione e ne fa un modello esportabile a livello nazionale: "in Puglia la Regione si fa carico degli oneri fiscali per le badanti", spiega Vendola, chiedendo al governo di fare altrettanto. Ma bocciato è anche il Pd di Franceschini: "Imbarazzante" è l'aggettivo scelto per affossare la proposta del neosegretario democratico di tassare i ricchi per aiutare i poveri, perchè "non è così che si affronta una politica sociale". Si deve, dunque, "uscire dai talk show ed entrare nella vita quotidiana: questa è la sinistra che vogliamo ricostruire".
Un "ricominciamento" è la parola scelta da Vendola per definire il progetto di Sinistra e Libertà, rispetto a cui si dice a disposizione per quel che riguarda una sua possibile candidatura, sebbene "le vicende dei singoli sono dentro alla costruzione di questo progetto". Diciamo che attualmente sarebbe propenso a declinare l'offerta ("Oggi direi di no"), ma bisogna aspettare: "Vedremo quale sarà l'orientamento collettivo, discutiamo e poi siamo tutti a disposizione".
Più importante i criteri che le guideranno: il rispetto dei due generi, con il bilanciamento fra uomini e donne, e il protagonismo della base: oltre il 50% delle candidature - assicurano tutti i leader - verrà deciso sul territorio. Insomma, basta con i catapultati da Roma sulla testa dei militanti, ma confronto e discussione tenendo in considerazione la parola più importante, quella del popolo della sinistra. Qualche nome comunque già circola: il Ps candiderebbe gli uscenti Pia Locatelli ed Alessandro Battilocchio ed ha chiesto anche a Bobo Craxi di partecipare. I Verdi sponsorizzerebbero l'eurodeputato uscente Monica Frassoni: "Sono l'unica donna segretario - dice Francescato - e punto su una donna". Il leader di Sd Fava, attualmente eurodeputato, potrebbe essere candidato, così come l'ex astronauta, anche lui a Strasburgo, Guidoni.
Ma è un aspetto, quello delle candidature, che si dice secondario rispetto al progetto. Così come posticipato è l'interrogativo delle amministrative. Il "che fare?" alle elezioni locali, cioè se Sinistra e Libertà sarà presente anche nei comuni e nelle province, verrà dibattuto ad maiora. Fermo restando che "dove sarà possibile, questa lista sarà presente, ma vogliamo evitare editti romani", dice Fava. Con Francescato pronta a rimarcare che "non ci saranno diktat. Rispettiamo le libere scelte sul territorio".
Marzia Bonacci, 16 marzo 2009
AprileOnLine.info

martedì 3 marzo 2009

Le consulenze d'oro di Lombardo Spesi due milioni alla vigilia del voto


Una montagna di documenti: 15 mila fotocopie di delibere, curriculum, piante organiche. Con un blitz di due giorni, effettuato alla fine della scorsa settimana nel centro direzionale di via Nuovaluce, gli agenti della Guardia di finanza hanno acquisito tutti gli atti relativi agli incarichi assegnati dall´ex presidente della Provincia di Catania, Raffaele Lombardo, oggi governatore della Sicilia. C´è un´inchiesta giudiziaria sulla raffica di nomine di dirigenti a contratto, di consulenti, di collaboratori, disposte da Lombardo nel periodo in cui ha guidato l´ente etneo, dal giugno del 2003 sino a febbraio del 2008. Le indagini, affidate al pm Alessandra Chiavegatti, sono coordinate dal procuratore capo Vincenzo D´Agata. Si tratta, per il momento, dell´apertura di un fascicolo di «atti relativi» e non è stato emesso alcun avviso di garanzia. Ma i magistrati vogliono vederci chiaro su presunte irregolarità nell´affidamento degli incarichi da parte di Lombardo. Hanno deciso di verificare se i membri dello staff o gli esperti prescelti avessero i titoli richiesti e se la loro assunzione fosse motivata da esigenze d´organico. L´attività istruttoria, dicono in Procura a Catania, prende le mosse da una denuncia ma sarebbe da collegare, vista anche la coincidenza temporale, con la pubblicazione sul sito web Il dito.it di un lungo e dettagliato elenco di provvedimenti firmati da Lombardo. Una lista di 220 atti con cui l´ex presidente della Provincia ha nominato o confermato nell´incarico la sua "corte". La spesa? Oltre 4 milioni di euro. Gran parte di essa si è concentrata negli ultimi due mesi prima delle dimissioni di Lombardo, formalizzate l´otto febbraio 2008. Prima della campagna elettorale per le regionali che ha visto il leader dell´Mpa trionfare il 14 aprile. Ottantadue gli incarichi attribuiti in quel periodo, per un totale di due milioni 269 mila euro. Giornalisti, avvocati dell´ufficio legale, membri della segreteria tecnica, dirigenti fedelissimi come Carmelo Marcello Messina, Massimo Scatà (oggi nell´ufficio di gabinetto dell´assessore regionale al Territorio Giuseppe Sorbello) o Aurelio Bruno, tutti beneficiari per il 2008 di contratti da 100 mila euro l´anno. Fra le nomine firmate l´8 febbraio, poco prima dell´addio di Lombardo alla Provincia, quella dell´ex procuratore generale di Catania Giacomo Scalzo (già candidato sindaco di Caltagirone) designato alla guida di "Servizi idrici etnei" e quella di Filippo Sciuto, ex candidato sindaco di Pedara, entrato nel cda del teatro stabile di Catania.Ma ci sono molti volti noti del mondo lombardiano, nell´elenco al vaglio dei magistrati: dalla storica segretaria Maria Bonanno all´allora capo di gabinetto Maria Arena. Dall´ideologo dell´Mpa Elio Rossitto, che prima di litigare con Lombardo ha avuto il 31 dicembre del 2007 l´ultimo contratto da esperto da 22 mila euro annui, all´ex assessore comunale dell´Mpa Melita Schillaci, indicata presidente del consorzio universitario calatino all´interno del pacchetto di nomine varato al fotofinish, l´8 febbraio. Nella lista una sfilza di consulenze (ben 39) per il progetto di formazione nel settore turistico Ori Etna Tour e alcuni incarichi curiosi: allo studio Crastolla, ad esempio il 29 dicembre 2006 furono assegnati 36 mila euro per l´assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quel territorio. Mentre il signor Elio Aloi è stato messo sotto contratto «per l´attività di controllo in occasione di manifestazioni o eventi al centro fieristico Le ciminiere». Nomine e conferme, ancora nomine. Alcune a titolo gratuito, altre a spese di altri enti. Una pratica con cui Lombardo ha alimentato il suo bacino di consensi. Sulla cui legittimità indaga adesso la Procura

di Emanuele LauriaLa Repubblica On Line(03 marzo 2009)

domenica 1 febbraio 2009

Tremestieri: Basile chiede interventi

Ancora rifiuti nei cassonetti. Ieri, i netturbini della Gesenu, che si occupa dello smaltimento a Tremestieri Etneo, in assemblea per due ore. Infatti chiedono che venga accordato lo straordinario per riportare alla normalità la grave situazione di disagio causata dall’enorme accumulo di rifiuti. Gli operatori ecologici, nonostante abbiano già ricevuto le spettanze del mese scorso, somme anticipate dal Comune, hanno deciso di impiegare per ripulire l’area la metà del tempo stabilito. Quindi si teme che già lunedì si raddoppi la presenza di immondizia negli spazi adiacenti i cassonetti, creando pericolo igienico-sanitario e ulteriori disagi alla popolazione. Intanto, il sindaco Antonino Basile ha contattato ancora una volta i vertici della Gesenu per mediare e cercare di convincere il personale addetto alla raccolta a desistere dalla linea dura e tornare a lavoro: senza ottenere riscontro. Grande disponibilità ha dimostrato il viceprefetto di Catania dott. Sinesio, che su sollecitazione del primo cittadino ha convocato con urgenza, lunedì mattina in Prefettura le parti sociali per un confronto, in prospettiva di trovare una soluzione immediata. "Sono preoccupato per il protrarsi dello stato di agitazione - ha dichiarato Basile - confido nel buon senso dei lavoratori e nell’opera di mediazione del viceprefetto di Catania. Mi auguro che domani si possa arrivare a un compromesso altrimenti assieme ai consiglieri comunali e la Giunta attueremo anche in forme di protesta eclatanti".

Chi pagherà gli straordinari?

Simeto Ambiente. Il Consorzio Simco ha chiesto 1 mln di euro. Castelli: «Inaccettabile»
Alla fine anche l'ennesima riunione fissata per ieri pomeriggio e convocata in Prefettura, per discutere del piano straordinario d'intervento, necessario a ripulire i diciotto Comuni di Simeto-Ambiente, dai cumuli immensi di rifiuti ancora accatastati sulle strade, non c'è stata. Questo non ha impedito, comunque, di parlare del piano straordinario d'intervento da avviare subito per far rientrare l'emergenza rifiuti e l'emergenza igienico-sanitaria. Al centro dell'attenzione è finita la proposta del Consorzio Simco che nel corso della riunione di venerdì scorso in Prefettura (assente Simeto Ambiente), ha annunciato di aver preparato una bozza di piano d'intervento straordinario per un costo di circa un milione di euro, per l'esattezza, come annunciato dal Consorzio, occorrerebbero 940 mila euro. Tanto è bastato a far drizzare i capelli in testa ai sindacati e a Simeto-Ambiente, visto che entrambi ritengono le richieste eccessive ed esose. "Sembra speculativo da parte del Consorzio - dice Luigi Veutro, della Uil - una tale richiesta". Come avrebbe evidenziato il Consorzio la spesa sarebbe giustificata oltre al pagamento dello straordinario di tutti gli operatori ecologici (circa 500), anche dall'utilizzo dei mezzi meccanici, nella quasi totalità delle città necessarie, viste le tonnellate di rifiuti per strada. Il Consorzio avrebbe, inoltre, spiegato che lo scorso mese, il pagamento dello straordinario ha comportato per le ditte una perdita in negativo, di circa 200 mila euro, non più sopportabile. "E' impensabile - evidenzia il presidente di Simeto Ambiente, Andrea Castelli - accettare una tale proposta. Non posso caricare una tale cifra sulle spalle dei contribuenti, visto che sarebbero, poi, loro a dover pagare. Inaccettabile visto lo stato in cui ci ritroviamo".E per ridiscutere della situazione tutte le parti in causa si sono date appuntamento per domani, alle 16, in Prefettura, in un nuovo incontro al quale è atteso anche l'assessore regionale all'Ambiente, Pippo Sorbello, che fin dal primo momento ha seguito questa nuova emergenza. Nell'attesa di capire come si interverrà gli operatori ecologici sono ritornati al lavoro in tutti i Comuni. Si badi bene, però, l'intervento riguarda solo l'ordinario, che vista l'attuale situazione permette d'effettuare ogni giorno circa il 20% delle postazioni. Il risultato è che i cumuli di rifiuti crescono, mentre la gente si chiede quando a quest'incubo verrà messa la parola fine. Le situazioni peggiori a Paternò, Misterbianco, Gravina, e ancora, Adrano, Tremestieri Etneo, e S. Maria di Licodia. I sindacati chiedono di far presto. Se si interviene subito, con mezzi meccanici ed uomini in una settimana la situazione potrà essere ristabilita, se si perde ancora del tempo, occorreranno almeno due settimane.
Mary Sottile
La sicilia
01 febbraio

domenica 25 gennaio 2009

Epifani: «Ci hanno colpito, risponderemo»

Il j’accuse di Guglielmo Epifani arriva al termine di una riunione fiume con i segretari delle categorie e quelli dei territori. E ce n’è per tutti. Per il governo, che ha «deliberatamente cercato la rottura», per la Confindustria che «ha una responsabilità diretta ed esplicita», per Cisl e Uil «perché mai la Cgil avrebbe firmato un accordo sulle regole senza di loro. Mai». Invece Cisl e Uil e tutti gli altri hanno firmato. Perché la Cgil no? «Perché è stato un prendere o lasciare su un testo che non può essere condiviso. Restringe la contrattazione, quella nazionale è fortemente depotenziata in tutti i suoi aspetti; quella aziendale non viene estesa. Il testo contiene un principio di derogabilità ai principi generali che può rendere inesigibili le norme del contratto nazionale. A livello nazionale si procede, strutturalmente, a una riduzione del potere d’acquisto. E non abbiamo firmato perché c’è una norma sul diritto di sciopero assolutamente inaccettabile in quanto le parti dovrebbero stabilire che solo chi rappresenta la maggioranza ha la possibilità di proclamare gli scioperi. Messo così non è un tema delle parti sociali, il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione. È un terreno improprio e pericoloso, una forzatura voluta dal ministro Sacconi. C’è poi l’estensione abnorme della bilateralità. Lei ha parlato della nascita di una casta...«Estesa impropriamente la bilateralità rischia di creare una casta di burocrati, del sindacato e delle imprese». Si aspettava questa accelerazione?«Doveva essere una riunione per discutere dei provvedimenti contro la crisi, invece contro la crisi non è stato proposto nulla ed è finita con un accordo separato sui contratti. È il segno di una scelta deliberata, profondamente sbagliata e che porterà un sacco di problemi». La presidente di Confindustria dice che la porta è sempre aperta.«Ho letto dichiarazioni di Emma Marcegaglia assolutamente incomprensibili. Voglio dire che non è stata la Confindustria a tentare di convincere la Cgil, ma è stata la Cgil a fare l’estremo tentativo chiedendo alla Marcegaglia una disponibilità a discutere sui punti di disaccordo. È stato un senso di responsabilità mantenuto fino all’ultimo dalla Cgil e che si è scontrato con il no della Marcegaglia, la quale ha una responsabilità diretta ed esplicita in questa vicenda, cosa che mai mi sarei aspettato. Come le ho detto la Cgil e Confindustria sono i soggetti fondamentali, anche se non unici, del sistema delle relazioni industriali del Paese e dovrebbero avere tra di loro attenzione e responsabilità reciproca. Cosa che non ho trovato». Forse perché Confindustria con l’accordo porta a casa un bel po’ di cose.«Porta a casa un credito verso il governo, un indebolimento del sindacato, una restrizione degli spazi collettivi di contrattazione, una bassa politica salariale del contratto nazionale. Ma non la cosa più importante: regole condivise. Questa assenza determinerà incertezza permanente nei rapporti, a tutti i livelli. E creerà un problema in più alle imprese, dappertutto». La leader degli industriali dice che lei, Epifani, pensa ad altro, alle elezioni europee. Che cosa risponde? «Che dovrebbe chiedere scusa se è una persona onesta. Anzi, avrebbe già dovuto farlo».Al movimento sindacale restano invece un bel po’ di cocci.«Cocci, esattamente. Resta soprattutto un punto, che per noi questa volta è risolutivo nei rapporti con Cisl e Uil, perché la Cgil non avrebbe mai firmato un accordo sulle regole generali senza Cisl e Uil, mai. Non lo avrebbe concepito. Com’è possibile che quello che per la Cgil è impensabile per gli altri lo è? Non mi si dica che c’è un problema di merito perché c’è sempre un problema di merito tra tre organizzazioni». Ora che cosa farà la Cgil? «Sono problemi grandi e destinati a durare quindi faremo ponderatamente le nostre scelte. Apriremo discussioni nei luoghi di lavoro e chiediamo di farlo unitariamente, e chiederemo ai lavoratori di esprimersi democraticamente. Lo facemmo anche nel ‘93. E una sfida democratica cui nessuno può sottrarsi, se no vuol dire che si ha paura di quello che si è firmato. E risponderemo con una iniziativa di lotta specifica che deciderà il direttivo, ferme restando le iniziative programmate». Il Pd si è diviso, solo una parte vi sostiene. L’amareggia? «Abbiamo provato fino all’ultimo a fare l’accordo, non si è voluto trovarlo per responsabilità di governo e Confindustria. È evidente che un partito che ha dentro di sé diverse anime e culture possa avere opinioni diverse. Mi piacerebbe che tutto il Pd chiedesse a tutto il sindacato di affrontare un percorso democratico affidando la risoluzione al voto dei lavoratori. Sarebbe un messaggio verso la direzione giusta».
L'unità
Felicia Masocco
24 gennaio 2009

Emergenza Rifiuti - Allarme igienico sanitario nel catanese

Ad una settimana dall’inizio dello sciopero degli operatori ecologici del Consorzio Simco, che si occupano della raccolta dei rifiuti nei Comuni dell’ATO 3 Simeto Ambiente, è già allarme igienico sanitario.Noi siamo andati a Paternò dove le strade sono invase dall’immondizia e l’aria è irrespirabile.Il sindaco Pippo Failla non risparmia accuse al Governo regionale mentre il primo cittadino di Adrano fa sapere di essere pronto a manifestare al fianco di netturbini e residenti.
sabato 24 gennaio 2009
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giovedì 22 gennaio 2009

La CGIL di nuovo in piazza

Se il Governo non fornirà risposte adeguate per fronteggiare la crisi economica che attanaglia il Paese, la Cgil scenderà in piazza ai primi di aprile, probabilmente il 4. Ad annunciarlo è il leader della Cigl, Guglielmo Epifani, in una conferenza stampa in vista dell'incontro di domani con l'esecutivo. Per Epifani, sino ad oggi, il Governo si è mostrato passivo, senza "un'idea, un progetto per governare la crisi". Ecco perchè "se il Governo non darà risposte" la Confederazione si prepara ad una grande manifestazione. "Non sarà uno sciopero", precisano a Corso Italia, ma una vera e propria "chiamata generale", pronta a rievocare quella storica giornata del 23 marzo 2002. Allora c'era Cofferati e la battaglia sull'articolo 18, una sinistra annaspante e il bisogno di ridare fiato ai diritti del mondo del lavoro. Oggi c'è la crisi economica e strutturale che si allarga e si aggrava a macchia d'olio, e il picco ci sarà probabilmente tra marzo e giugno. Aprile è dunque un mese simbolico, in grado di ridare speranza e prospettive di lotta ad un paese in pesante difficoltà. Una "primavera" sociale a fronte del lungo inverno della politica, forse anche un "messaggio di commiato" del segretario da corso Italia. Cofferati lasciò il sindacato a settembre del 2002, Epifani potrebbe volare verso Bruxelles a giugno 2009. Ma la crisi incombe, il governo non dà risposte, la politica boccheggia e la Confederazione necessita di una "manutenzione" politica e organizzativa. E' ora di rimboccarsi le maniche.
Corso Italia prepara le cartucce: lunedì scorso, l'incontro con il segretari generali della Funzione pubblica e dei Metalmeccanici, Podda e Rinaldini, ha contribuito a stemperare le posizioni e le divergenze interne. Nessuna paventata "resa dei conti". La Confederazione si rafforza al suo interno e il segretario chiama all'azione le anime "attendiste": lo sciopero congiunto Fp e Fiom, inizialmente previsto per il 13 febbraio, ci sarà, ma probabilmente si allargherà anche ad altre categorie (e quindi potrebbe slittare di qualche giorno) e verrà seguito da molte altre iniziative. In cantiere ci sono i pensionati, il nordovest, il sud. Fino alla chiamata generale di aprile.
Quello che preoccupa maggiormente Corso Italia "è la flessione molto forte degli investimenti e dei beni strumentali e durevoli", sottolinea Epifani, spiegando che la crisi si sta abbattendo in modo particolare sui settori dell'auto, dei mezzi di trasporto, degli elettrodomestici e della meccanica e componentistica. "La Cgil ritiene - precisa - che non bisogna avere paura di questa crisi, lo dico al Governo ma non bisogna fuggire dalla durezza di questa crisi". E sempre rivolgendosi all'esecutivo afferma: "Nella sostanziale passività del Governo vedo una grande differenza da quello che stanno facendo gli altri Paesi. Pensiamo al settore dell'auto dove tutti i Paesi si stanno muovendo mentre l'Italia non ha fatto nulla".
Diverse le richieste che la Cgil intende rivolgere all'esecutivo al tavolo di domani. Per primo "bisogna mettere in condizioni le imprese (non solo quelle medie e piccole ma anche per quelle grandi che possono ancora investire) e le famiglie di poter accedere al credito" anche perché "se non si sblocca questo punto tutto è più difficile". E a questo proposito il sindacato denuncia "lo scaricabarile" in corso tra Banche e imprese a cui assiste "senza far nulla il governo".Poi bisogna affrontare il nodo degli ammortizzatori sociali e delle tutele: "Gli ammortizzatori - ammonisce però Epifani - hanno senso solo se inseriti in una più ampia politica industriale". E, a tal proposito, il leader della Cgil si dice preoccupato per lo slittamento dell'incontro tra Governo e Regioni che "fa capire come allo stato attuale non c'è l'accordo". Sul tema degli ammortizzatori serve "fare presto e serve chiarezza. Ognuno deve mettere il suo, è giusto chiedere alle Regioni, ma anche il Governo deve fare la sua parte".
Epifani ricorda che al Governo sono stati chiesti tre incontri dai sindacati sul settore dell'auto, della chimica e della moda e "a nessuna di queste tre domande di incontro è stata data una risposta. L'esecutivo deve aprire questi tre tavoli di confronto". Infine, "il Governo deve dire come intende affrontare quella che Tremonti ha chiamato una situazione drammatica, quella del Mezzogiorno". Insomma, palazzo Chigi deve fornire delle risposte perché nel Paese "c'è una situazione - assicura Epifani - che può diventare socialmente pesante. Ieri l'assemblea di Pomigliano è stata molto pesante e in molte aree, se la crisi non viene governata, i problemi diventeranno seri e pesanti. Per affrontare la durezza di questa crisi - conclude - bisogna dare risposte a questi problemi".
Aprile on line
C.R., 21 gennaio 2009

RIFIUTI: EMERGENZA NEL CATANESE, COMUNI ANTICIPANO SOMME

Misterbianco e Paterno' rimangono fermi nelle loro posizioni: sono gli unici due Comuni a negare il via libera alle anticipazioni per fare fronte alle agitazioni degli operatori ecologici. Gli altri 15 Comuni dell'Ato 3 Simeto Ambiente, pur a denti stretti e con il timore di minare i propri bilanci, hanno dato il via libera ad utilizzare fondi propri o i trasferimenti trimestrali di marzo, che la Regione accreditera' in anticipo ai Comuni tra una settimana, vista l'emergenza rifiuti. Si allenta cosi' la tensione nel Catanese e da domani i lavoratori dell'Ato 3 ancora in attesa dello stipendio di dicembre potrebbero riprendere il lavoro, anche se le preoccupazioni aumentano per la mensilita' di gennaio. Ad Adrano, intanto il sindaco ha organizzato manifestazioni di piazza e convocato per lunedi' una giunta straordinaria in mezzo ai rifiuti. Per il momento rimangono le incognite di Misterbianco, Paterno' e Santa Maria di Licodia, dove la rabbia degli operatori potrebbe esplodere. Quella trovata oggi in prefettura e', dunque, solo una soluzione tampone.
(AGI) - Catania, 22 gen.

Rischio emergenza rifiuti in provincia di Catania.

I lavoratori che si occupano della raccolta dell'immondizia nei diciotto comuni del Catanese, facenti parte dell'Ato Simeto Ambiente, hanno deciso di incrociare le braccia fino a data da destinarsi.Il servizio sarà garantito solo nei comuni di Motta Sant'Anastasia e Gravina di Catania, dove le rispettive Amministrazioni comunali si sono impegnate ad anticipare le somme dovute agli operatori ecologici.Resta invece fermo per i restanti sedici paesi etnei, per molti dei quali si attende ancora, da parte dei rispettivi Consigli comunali, l'approvazione della tariffa d'igiene ambientale.Questa mattina, a Misterbianco, nuova protesta dei netturbini del consorzio "Simco", che svolgono il servizio di raccolta dei rifiuti in paese, davanti la sede del municipio del comune etneo per il mancato pagamento degli stipendi di dicembre.Il sindaco, Ninella Caruso, si dice "preoccupata per i disagi igienico e ambientali che l'interruzione del servizio di raccolta potrebbe nuovamente causare sul territorio" ed invita i cittadini a "non gettare i rifiuti soprattutto nelle zone in cui è effettuata la raccolta differenziata e con il sistema porta a porta".Domani, intanto, è previsto l'ennesimo incontro a Palermo, ma è chiaro che d'ora in poi non saranno ammessi altri passi falsi. E' necessaria una soluzione definitiva per evitare che le strade di Catania possano trasformarsi in discariche a cielo aperto con conseguenti rischi igienico-sanitari.Da non sottovalutare la disperazione dei lavoratori che non percepiscono lo stipendio e che ovviamente devono fronteggiare scadenze e pagamenti, molti dei quali sono già ricorsi a finanziarie per effettuare le spese ordinarie.

RIFIUTI: SCIOPERO RACCOLTA, NEL CATANESE SI TEME EMERGENZA

Si teme nuovamente un'emergenza rifiuti nei Comuni della provincia di Catania serviti dall'Ato Simeto Ambiente. I dipendenti hanno proclamato lo sciopero a oltranza per rivendicare le spettanze arretrate e dunque il ritiro della spazzatura si e' fermato. Dei 18 Comuni aderenti all'Ato, solo Motta Sant'Anastasia e Gravina di Catania sono stati in grado di versare anticipazioni, e li' il servizio viene garantito. Ma nei restanti sedici Comuni, dopo il fallimento di un tentativo di comporre la vertenza ieri sera in prefettura, la raccolta e' sospesa. Intanto a Misterbianco nuova protesta dei netturbini del consorzio Simco, che si sono radunati sotto la sede del Municipio in via Sant'Antonio Abate per rivendicare il pagamento degli stipendi di dicembre. Il sindaco Ninella Caruso "preoccupata per i disagi igienico e ambientali che l'interruzione del servizio di raccolta potrebbe nuovamente causare sul territorio", ha invitato i cittadini "a non gettare i rifiuti soprattutto nelle zone in cui e' effettuata la raccolta differenziata e con il sistema porta a porta".
(AGI) 20 gen. -

lunedì 19 gennaio 2009

ATO 3 Rifiuti, nuovo sciopero degli operatori ecologi

Esasperati i netturbini che operano per conto dell’Ato 3 Simeto Ambiente, che oggi , come promesso, hanno incrociato le braccia bloccando, di fatto, la raccolta dei rifiuti in tutti i diciotto comuni dell’hinterland etneo gestiti dalla società d’ambito.La protesta è arrivata al tavolo della prefettura di Catania, ma non sembrano esserci spiragli per una revoca delle manifestazioni.I sindacati dicono si al ritorno della gestione diretta dei comuni, ma le risposte devono arrivare dal governo regionale.
19 gennaio

domenica 18 gennaio 2009

Sciopero ATO3 Simeto Ambiente

Come preannunciato, per lunedì mattina.i sindacati hanno confermato un nuovo sciopero degli operatori ecologici in servizio nei 18 comuni dell’hinterland catanese che fanno parte dell’ATO 3 Simeto Ambiente.Sull’argomento Ambito territoriali ottimali e gestione dei rifiuti, oggi a Catania, i sindaci dei centri interessati hanno incontrato l’assessore regionale al territorio e ambiente Giuseppe Sorbello.

venerdì 16 gennaio 2009

ThyssenKrupp, al via il processo per omicidio volontario

Sono due, su un totale di sei, gli imputati del processo ai manager della ThyssenKrupp che sono presenti oggi nella maxi aula 1 del Palazzo di Giustizia di Torino. Sono Raffaele Salerno, direttore dello stabilimento di Corso Regina Margherita, e Cosimo Cafueri, dirigente con funzioni di responsabile dell'Area Ecologia Ambiente e Sicurezza.
Il processo, inizialmente previsto alle nove, non è però ancora iniziato per l'assenza della Corte. Al contrario sono presenti i pm, guidati da raffaele Guariniello, e gli avvocati difensori della multinazionale tedesca. È probabile che la Corte stia valutando il comportamento dei giudici popolari che alla vigilia del processo hanno rilasciato alcune interviste. I giudici dovranno anche valutare l'ammissione delle telecamere in aula nel corso delle udienze.In aula ci sono numerosi familiari degli operai morti. La maggior parte di loro indossa le magliette con i volti delle sette vittime.«Li hanno ammazzati loro e devono andare in galera». Rosina De Masi, la mamma di una delle sette vittime del rogo della ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007 a Torino esprime così il suo dolore fuori dalla maxi aula 2 del Palazzo di Giustizia dove stamattina è in programma la prima udienza del processo per la tragedia dell'acciaieria torinese. «Mi spiace solo - aggiunge la donna - che molto probabilmente non avranno l'ergastolo». Come già era accaduto in occasione dell'udienza preliminare, sono numerosi i familiari delle vittime, gli amici e i colleghi di lavoro che seguiranno l'udienza. Uno striscione listato a lutto delle rappresentanze sindacali della Thyssenkrupp è stato esposto all'ingresso del Palazzo di giustizia.

L'unità on line
15 gennaio 2009

giovedì 15 gennaio 2009

Gestione rifiuti in Sicilia

I siciliani sono costretti a pagare le tariffe più elevate in cambio di una rete di servizi che è fra le più scadenti d'Italia. Una situazione dovuta al malgoverno e all' irresponsabilità politica di chi amministra nell'assenza di controlli. Emblema di questo, il settore della raccolta e dello smaltimento dell'immondizia.
Sembra che sui siciliani si sia abbattuta una sorta di maledizione: costretti a pagare le tariffe più elevate in cambio di servizi fra i più scadenti d'Italia.
In realtà, la maledizione non c'entra nulla. C'entrano, e molto, il malgoverno, la cattiva amministrazione, l'irresponsabilità politica e l'assenza di adeguati controlli.
Ossia un complesso di fattori che ha generato un sistema "impazzito" che divora enormi risorse finanziarie, pubbliche e private, e produce sprechi, debiti e favoritismi.
La situazione siciliana sta andando alla deriva, fuori d'ogni controllo politico e amministrativo.
La conferma viene dalle tante statistiche, ma ogni cittadino può constatarlo da se, nella vita quotidiana: nei campi della sanità, dei trasporti, nella pubblica amministrazione, nella gestione del mercato del lavoro, in gran parte al nero, dei servizi.
Un esempio? La disastrosa gestione (tranne rarissime eccezioni) dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, affidati ad una pletora di 27 A.T.O, acronimo beffardo che sta per Ambito territoriale ottimale.
Nonostante le leggi e i decreti emanati dal presidente Lombardo, le circolari dell'Agenzia regionale competente che impongono una riduzione nel numero e una riorganizzazione giuridica e funzionale, gli Ato erano ventisette e tanti sono restati.
E continuano ad accumulare debiti, a bruciare risorse pubbliche e/o prelevate direttamente dalle tasche dei cittadini attraverso tassazioni e tariffazioni fra le più alte del Paese.
In Sicilia si paga la tariffa più alta per famiglia
Dall'Osservatorio prezzi e tariffe 2008 di Cittadinanza attiva, si rileva che, nel 2007, in Sicilia si è pagata la tariffa più elevata per famiglia tipo (tre persone e un'abitazione di 100 mq): precisamente 280 euri l'anno (con un incremento del 7,7% rispetto al 2006), contro una tariffa media nazionale di 217 euro. Dopo la Sicilia segue la Campania (262), la ricca Lombardia (184); ultimo è il Molise con 117 euri. Fra le prime 10 città per spesa annua più elevata, sei sono localizzate nel meridione, delle quali tre siciliane: Siracusa al 1° posto (con 400 euri), Agrigento al 3° (con 367 ), Catania al 4° (con 365 ). Palermo è al 16° posto con 261. Ci sono città, anche del mezzogiorno, con una spesa molto più ridotta di quelle sopra citate: Reggio Calabria (95 euri), Brescia (123 ) Cremona (127).
Perché queste forti disparità di spesa? Sarebbe il caso che gli enti gestori e le graziose autorità siciliane lo spiegassero ai contribuenti siciliani.
Sappiamo, da tempo, che una delle cause principali sta negli sprechi prodotti dall'elefantiaca organizzazione territoriale articolata in 27 Ato, invece che 9, ossia uno per provincia come nel resto d'Italia.
Come il solito, è stata usata l'Autonomia per dar vita ad una "nuova idra dalle 27 teste" che brucia risorse e produce un carente servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con un'incidenza infima della raccolta differenziata e dei processi di riciclo.
Di chi le responsabilità? Precisamente, nessuno lo sa. Anche se è certo che la mostruosa creatura è stata generata nel periodo a cavallo fra le presidenze del ds Angelo Capodicasa e dell'udc Totò Cuffaro.
In una fase, cioè, molto turbolenta ed opaca della politica siciliana, vissuta, pericolosamente fra ribaltoni e contro-ribaltoni, all'insegna del trasformismo più deteriore e di temerarie acrobazie politiche.
Un inciucio nel quale era difficile distinguere il confine fra politica e affarismo e quindi le responsabilità in ordine ai diversi provvedimenti adottati dai governi.
Ridurre a sei gli Ato - rifiuti
Comunque sia, sperando che un bel dì sapremo, il problema attuale è quello di rimediare al danno procurato ai siciliani mediante la riduzione del numero degli Ato-carrozzoni.
Facile a dirsi, ma difficilissimo a farsi! A questa ipotesi s'oppongono, infatti, tre quarti delle forze di maggioranza e, sottobanco, taluni settori dell'opposizione.
Grosso modo lo stesso fronte delle forze che osteggiano il piano di rientro e di riorganizzazione della sanità siciliana.
Com'è noto, il nuovo presidente della regione, Lombardo, anche in aderenza con un pronunciamento dell'Assemblea regionale, ha decretato la riduzione degli Ato da 27 a 14 e di trasformarli in autorità d'ambito, una specie di consorzi fra comuni.
Certamente, un passo nella giusta direzione. Ma non basta. In altre realtà regionali si sta procedendo ad accorpamenti interprovinciali per migliorare il servizio e realizzare economie di scala, a tutto vantaggio dei cittadini.
Cito fra i tanti, l'esempio della Toscana dove si è passati da 10 a 3 Ato interprovinciali, già operativi, con risultati davvero notevoli in termini di tariffe e di ottimizzazione delle risorse umane e finanziarie.
In Sicilia ne basterebbero sei: uno per ciascuna grande provincia (Palermo, Catania e Messina) e tre interprovinciali per accorpare Siracusa con Ragusa, Caltanissetta con Enna, Agrigento con Trapani.
Chi o che cosa impedisce di fare una riforma del genere in Sicilia?
Bisogna agire e subito. Prima che arrivino le nuove tariffe che s'annunciano come vere stangate per i cittadini, soprattutto dei medi e dei piccoli comuni siciliani.
Penalizzati i cittadini dei piccoli e medi comuni
Ho sotto gli occhi le previsioni di spesa, per gli anni 2008 e 2009, che l'Ato Gesa Agrigento 2 ha comunicato al sindaco del mio paese, Joppolo Giacaxio, un borgo di 1200 abitanti, di cui il 60% pensionati al minimo, per il quale si calcola un costo medio annuo pro-capite di 363,92 euro, contro i 125, 38 della vicina Raffadali. Le malelingue dicono che Joppolo è penalizzato perché paese di residenza dell'on. Capodicasa, ex presidente della regione, mentre Raffadali è favorita per essere il paese del suo successore, on. Cuffaro. Chiacchiere da bar, naturalmente. Anche se resta lo sconcerto, l'incredulità direi, per una stima dei costi così elevata che se non dovesse essere corretta potrebbe comportare un aumento per tre o per quattro degli importi delle nuove bollette.
Il caso qui citato non è l'unico, ma uno dei tanti provocati da un sistema perverso che genera disservizi e odiose differenze di costi fra comuni dello stesso "ambito".
Insomma, per Joppolo il passaggio all'Ato non è stato, certo, un ottimo affare poiché ha comportato un incremento vertiginoso della spesa comunale: da circa 60.000 euro del 2003 agli attuali (preventivati) 451.000 euro. Ossia 7,5 volte in più in cinque anni. Assolutamente incomprensibile, visto che nel quinquennio è calata la produzione dei rifiuti perché è calata la popolazione a causa dell'emigrazione e del saldo demografico negativo.
Viene da chiedersi: se questo è "l'ottimo" cosa sarà il pessimo?
Agostino Spataro
La Repubblica" del 14 gennaio 2009
Aprile on line 15 gennaio 2009

sabato 10 gennaio 2009

Veltroni vede l'incubo scissione

ROMA - Assediato dai "cacicchi", con il partito commissariato in molte zone d'Italia (l'arrivo di Vannino Chiti a Firenze per vigilare sulle primarie è più di una semplice supervisione), Veltroni si è dato una scadenza per sé e anche per il futuro del Pd: le elezioni europee e le amministrative di giugno. "Adesso impegniamoci tutti insieme, poi si vedrà", ha detto durante la riunione del governo ombra, giovedì. E a molti dei presenti è sembrato liberarsi di un peso mentre pronunciava queste parole. Ma in quali condizioni arriverà il Partito democratico a quegli appuntamenti, la leadership veltroniana reggerà ancora cinque mesi, lo spettro di una scissione può materializzarsi prima? Se lo chiedono quasi tutti i dirigenti del Pd. Dario Franceschini, il vicesegretario, su mandato del leader ha cominciato un giro d'orizzonte fatto di incontri riservati, di contatti, di attività diplomatica alla ricerca di una tregua. Franceschini ne ha già parlato con Massimo D'Alema nei giorni scorsi, ha visto Franco Marini, ha sentito Piero Fassino. Parola d'ordine: non farsi del male fino alle Europee, anche perché al Nazareno circolano sondaggi pessimi che collocano il partito intorno al 25 per cento, ben al di sotto della soglia di di sopravvivenza del 27 per cento. In ballo non c'è più solo il posto di Veltroni ma l'intero progetto. Gli ex popolari sono preoccupati per l'offensiva dei rutelliani e di Francesco Rutelli in persona. I suoi messaggi verso il centro di Pier Ferdinando Casini, il suo disagio all'interno del Pd "che somiglia troppo al Pci" colpisce soprattutto loro, l'anima cattolica del partito. "Perché il messaggio di Rutelli arriva a una fetta del nostro elettorato", dice sconsolato il braccio destro di Franceschini, Antonello Giacomelli. E l'altro collaboratore del vicesegretario, Francesco Saverio Garofani, si spinge oltre: "Se il segretario dell'Udc, dico il segretario, soffia sulla scissione di un altro partito e invita i rutelliani nella Costituente di centro, vuol dire che qualcosa si può concretizzare davvero". Ossia che una scissione non poi un'idea peregrina.
Le divisioni quindi sono trasversali anche ai vecchi partiti, Ds e Margherita. Quelli sono contenitori pronti ad accogliere un eventuale ritorno al passato e le polemiche sui soldi sono soprattutto dettate dalle difficoltà politiche. È chiaro che due forze sedute su una montagna di soldi (come sono appunto la Quercia e Dl) hanno la possibilità di ricominciare daccapo la loro attività. La direzione del 19 dicembre aveva segnato una tregua, ma era stata punteggiata di interventi all'insegna della nostalgia per le antiche sigle. Dei diessini e della Margherita (lo stesso Rutelli aveva ricordato come il Pd avesse perso ben un terzo dei voti di Dl). Ma dopo quella data ci sono state le crisi di Pescara (con il ritiro delle dimissioni di D'Alfonso), le dichiarazioni del governatore del Trentino Lorenzo Dellai, le dimissioni di Nicolais a Napoli e l'incredibile episodio della riunione registrata dal sindaco Rosa Russo Jervolino. Un ritorno ai "giocarelli", ai vecchi partiti, era stato dipinto tre settimane fa da Veltroni "come un suicidio collettivo" con tanto di citazione del reverendo James e della sua setta del Tempio di Dio. Ma adesso Veltroni sembra aver messo nel conto anche il sacrificio di massa e chiede al partito di evitare bagni sangue almeno fino alle Europee. Che significa anche interrompere il risiko della leadership, che vede ora in campo Renato Soru, il governatore della Sardegna, e altri fra i quali il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti che dice: "Per il momento do il mio contributo, poi si vedrà". Ma leadership di cosa? Ancora del Partito democratico? È questa la vera domanda.
di GOFFREDO DE MARCHIS
Repubblica on line 10/01/09

MEMORIALE DI UN RICERCATORE

DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ SVOLTA DURANTE IL CORSO DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE FARMACEUTICHE DAL DOTT. EMANUELE PATANE'.
Scarica il memoriale:
Emanuele Patanè lavorava presso il dipartimento di Farmacia dell'Università di Catania. E' uno dei tanti morti di quel dipartimento.