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lunedì 16 marzo 2009

La Sinistra Sinistrata

Si pubblicano di seguito tre articoli riguardanti le tre macro aree della sinistra in italia ossia quella comunista ortodossa, quella socialista-libertaria-ambientalista e quella democratica.
Tre diverse visiono della sinistra, non sempre e non tutte ricomponibili, ma tutte, ognuna a proprio modo, coinvolta in un processo di evoluzione i cui risultati si vedranno in futuro. In ogno caso da questi processi, dalle elezioni europee e dall'evoluzione della situazione potica ed economica scaturirà qualcosa di nuovo o si arriverà ad un punto morto dell'evoluzione.
Personalmente spero che presto possa esserci un processo di ricomposizione e ricompattamento della sinistra, tra le forze più omogenee, in modo chiaro, trasparente e senza inciuci di convenienenza. Insomma spero che riprenda quel percorso arrestato bruscamente da Veltroni che oltre ad avere fatto male alla sinistra radicale ed allo stesso PD ha fatto danno alla democrazia del Paese. Ovviamente non tutti ci staranno, ma la ripresa del dialogo a sinistra è necessario.

Europee, accordo fatto Prc-Pdci


Il semaforo verde è scattato in una cena Diliberto-Ferrero: dopo qualche scintilla polemica, i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune. Continuano le trattative con Sinistra Critica


E' stata una cena fra Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto (che ha dovuto sacrificare alla ragione di partito la sua passione interista, nel giorno della sconfitta dei nerazzurri a Manchester) a sciogliere le ultime diffidenze fra Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, in vista della lista comune per le elezioni europee. Dopo qualche scintilla polemica (il leader del Pdci Diliberto aveva accusato Ferrero di pensare a un Prc "autosufficiente"), i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune: Ramon Mantovani, Mimmo Caporusso e Gianluigi Pegolo per il Prc, Orazio Licandro, Nino Frosini e Alessandro Pignatiello per il Pdci.
Dalla prossima settimana ci saranno riunioni quasi quotidiane del gruppo di lavoro congiunto, con l'obiettivo di varare le liste entro fine mese: Rifondazione ha già convocato il comitato politico nazionale per il 28 marzo, il Pdci lo farà presto con il suo comitato centrale. "Per ora - dice Claudio Grassi, della segreteria del Prc - non ci sono criteri di proporzione fra i partiti per le liste, la cosa importante è aprire il più possibile a rappresentanti di movimento e personalità della sinistra". L'idea di una lista 'aperta' serve anche in vista della concorrenza della Sinistra per le libertà di Nichi Vendola (ex Prc) e Claudio Fava, che dovrebbero ufficializzare il matrimonio (e il simbolo comune) martedì prossimo.
Candidata ad allearsi con Prc e Pdci anche una terza formazione politica, Sinistra critica, nata dalla scissione dal Prc dei "dissidenti" del Governo Prodi. " Per ora nulla di concreto - ci spiega Cannavò (che proprio in queste ore si è ‘dimesso' dalla redazione di Liberazione, dove ha continuato formalmente a lavorare nonostante l'uscita dal partito)-. Siamo aperti al confronto, ma se non dovessimo trovare l'accordo, siamo pronti a presentarci da soli". Martedì è fissato un incontro con il segretario di Rifondazione Ferrero.Da sciogliere per il nuovo "matrimonio elettorale" l'annosa questione del il simbolo: sarà una falce e martello molto simile al simbolo di Rifondazione e del Pdci, ma Sinistra critica chiede che sotto il logo principale, in piccolo, siano presenti i tre simboli di partito su un piano paritario. A Rifondazione nicchiano, e comunque Sinistra critica pensa anche a una piccola rivincita "simbolica": la candidatura in testa di lista di Franco Turigliatto, proprio il senatore "dissidente" eletto nel 2006 con il Prc, il cui voto contrario alla politica estera di Romano Prodi e Massimo D'Alema avviò il processo della mini-scissione a fine 2007.

Monica Maro, 13 marzo 2009

AprileOnLine.info

A sinistra, con la libertà


Presentata a Roma la lista unica di Mps, Sd, Verdi, socialisti e Unire la Sinistra. Presenti Vendola, Fava, Francescato, Guidoni e Di Lello, ma anche Occhetto e Berlinguer. Ci sono logo e nome, ma soprattutto la fiducia di superare il 4%. Sabato, in piazza Farnese, il primo appuntamento pubblico


C'è un logo e c'è un nome, ma soprattutto una sfida da vincere a tutti i costi: superare lo sbarramento del 4% per varcare la soglia dell'Europarlamento. Per questo, e non solo, la Sinistra democratica di Fava, gli ex bertinottiani di Vendola usciti dal Prc, i socialisti di Nencini, i verdi di Francescato e i comunisti italiani di Guidoni e Belillo (ex Pdci) hanno dato vita ad una lista comune che è stata presentata oggi in conferenza stampa all'Hotel Nazionale di Roma.
Un cerchio per metà rosso e metà bianco su cui campeggiano le parole Sinistra e Libertà, perché è questo il nome scelto per la lista che debutterà in Europa il prossimo giugno. A campeggiare i simboli: la rosa rossa del Pse, riferimento di Sd e socialisti, l'ondina rosso-verde del Gue, famiglia a cui guardano gli ex Prc e gli ex Pdci, e il Sole che ride dei verdi, unico logo di partito che permette con la sua presenza di non raccogliere le firme per la competizione elettorale.
In sala tra i leader delle formazioni coinvolte, anche volti storici della sinistra. Due per tutti: Giovanni Berlinguer e Achille Occhetto, quest'ultimo pronto a ricordare come la sua presenza odierna sia in continuità con la sua storia. "Nessuna incoerenza, quest'anno si celebrano i 20 anni dalla Bolognina, allora la mia idea era fare un partito di sinistra, purtroppo le cose sono andate diversamente e chi era con me oggi ha sentito il bisogno di togliere la parola sinistra", dice l'ex segretario del Pds che guarda con interesse al tentativo costituente. In sala, anche Franco Giordano, Alfonso Gianni, Loredana De Petris, Gennaro Migliore.
Gli stessi che si troveranno sabato a Roma, in piazza Farnese, per la prima uscita pubblica di questo esperimento che si trova ad affrontare una sfida elettorale che è al contempo anche politica, partendo dalla necessaria riconquista di un elettorato smarrito l'aprile scorso e che ora ha bisogno di essere nuovamente coinvolto. Una battaglia per l'egemonia culturale, si sarebbe detto un tempo citando un padre nobile, che gravita proprio intorno alla parola libertà, da anni al centro dell'espansione della destra berlusconiana che se ne è appropriata stravolgendola. Per quanto riguarda il futuro, le amministrative e il dopo europee, la questione è naturalmente ancora aperta: l'importante, oggi, è lavorare per l'ingresso a Strasburgo, dopo l'estromissione a Montecitorio e Palazzo Madama.
"Non è un partito ma neanche un cartello elettorale", specifica Marco Di Lello (Ps), riferendosi alla natura di questa alleanza a sinistra, che nasce infatti da "un progetto tra forze coese che in questi mesi hanno lavorato insieme, prima che fosse introdotto lo sbarramento al 4%". E nonostante tale mannaia, le forze che si uniscono hanno un obiettivo che è prima di tutto politico: "riportare a sinistra la parola libertà che in questi anni è stata scippata da Berlusconi e dalla destra".E' una operazione difficile, ma che lascia spazio all'ottimismo. Secondo i sondaggi di quattro istituti diversi, Sinistra e Libertà oscillerebbe tra il 3,3% e il 6%, insomma "una buona partenza", che permette di lanciare il grido di "gettiamo il quorum oltre l'ostacolo", dice il leader socialista chiamato a fare le veci di Riccardo Nencini, ancora in convalescenza dopo l'incidente automobilistico della settimana scorsa.
Anche per Fava "la parola libertà non ha nulla a che fare con Berlusconi ed il Pdl", essendo concetto più ampio e alto di quello "sbandierato dal predellino di un auto". Libertà dalle mafie, dalle menzogne, di partecipare: così la declina il portavoce di Sd, insistendo su quest'ultimo aspetto. "Le nostre liste non saranno decise a Roma da un gruppo di dirigenti ma saranno il frutto della sovranità popolare, le costruiremo sul territorio con assemblee aperte, sarà un'esperienza unica nella vita politica italiana", il cui primo appuntamento saranno "le primarie delle idee". E proprio a Fava, che vanta un'esperienza da europarlamentare, tocca il compito di specificare sulla collocazione a Strasburgo. Tre sono infatti le famiglie di riferimento dei soggetti che corrono insieme: un fattore utilizzato come arma critica, anche a sinistra, ma che per Fava è piuttosto spuntata. "Questi tre gruppi hanno già affrontato e vinto insieme molte battaglie in Europa", dice l'ex ds, per cui "ognuno farà le sue scelte" ma le "diverse sensibilità dei gruppi" possono coesistere in un "progetto comune", perché a Strasburgo "c'è bisogno di larghe maggioranze, ogni gruppo è insufficiente da solo".
Uniti insieme, dunque, perché l'autosufficienza è un mito tramontato. Per accedere a Palazzo Chigi come all'Europarlamento. Lo ricorda anche Francescato, il cui partito nei giorni scorsi non ha nascosto l'insistenza sul fatto che questa alleanza comune per le europee non debba essere interpretata, da parte del Sole che ride, nella disponibilità a sciogliersi in una futura formazione partitica. "Noi vogliamo dimostrare di essere capaci a ricostruire una politica delle alleanze per battere il centrodestra" perché "il corro da solo del Pd si è rivelato un boomerang", dice il leader dei Verdi. E Sinistra e Libertà è la prova tangibile che si può fare, essendo un'unione "non transgenica che tiene insieme le identità ma ha sintonia sui contenuti", come per esempio la duplice battaglia su lavoro e ambiente.
Gli occhi e le orecchie comunque sono tutte rivolte a vedere ed ascoltare il governatore della Puglia. C'è la necessità pratica ma anche il sogno nel commento di Vendola, il quale il giorno dopo la trasmissione su RaiDue della fiction su Di Vittorio non può che citare la storia nobile del padre del sindacalismo italiano. "Si vede un bambino che prende due soldi e le sue scarpe per comprare il libro più prodigioso del mondo, il Dizionario. Questa è una metafora della sinistra che non deve presentarsi come un catalogo di certezze, ma ricominciare ritrovando le parole perdute", dice il presidente della Puglia. Recuperare parole perdute come appunto libertà, unico modo per contrastare quel "calce e randello" che è lo slogan della destra dominante, metafora di una politica della "speculazione edilizia e delle ronde" con cui è stato conquistato il paese. Una destra che non è capace, ricorda Vendola, di uscire dalla crisi. Ed è qui che il governatore lancia le sue proposte: "una moratoria sui licenziamenti", ma anche "la detassazione della cassa integrazione". Cita, poi, una scelta di successo sul fronte del welfare messa in atto dalla sua amministrazione e ne fa un modello esportabile a livello nazionale: "in Puglia la Regione si fa carico degli oneri fiscali per le badanti", spiega Vendola, chiedendo al governo di fare altrettanto. Ma bocciato è anche il Pd di Franceschini: "Imbarazzante" è l'aggettivo scelto per affossare la proposta del neosegretario democratico di tassare i ricchi per aiutare i poveri, perchè "non è così che si affronta una politica sociale". Si deve, dunque, "uscire dai talk show ed entrare nella vita quotidiana: questa è la sinistra che vogliamo ricostruire".
Un "ricominciamento" è la parola scelta da Vendola per definire il progetto di Sinistra e Libertà, rispetto a cui si dice a disposizione per quel che riguarda una sua possibile candidatura, sebbene "le vicende dei singoli sono dentro alla costruzione di questo progetto". Diciamo che attualmente sarebbe propenso a declinare l'offerta ("Oggi direi di no"), ma bisogna aspettare: "Vedremo quale sarà l'orientamento collettivo, discutiamo e poi siamo tutti a disposizione".
Più importante i criteri che le guideranno: il rispetto dei due generi, con il bilanciamento fra uomini e donne, e il protagonismo della base: oltre il 50% delle candidature - assicurano tutti i leader - verrà deciso sul territorio. Insomma, basta con i catapultati da Roma sulla testa dei militanti, ma confronto e discussione tenendo in considerazione la parola più importante, quella del popolo della sinistra. Qualche nome comunque già circola: il Ps candiderebbe gli uscenti Pia Locatelli ed Alessandro Battilocchio ed ha chiesto anche a Bobo Craxi di partecipare. I Verdi sponsorizzerebbero l'eurodeputato uscente Monica Frassoni: "Sono l'unica donna segretario - dice Francescato - e punto su una donna". Il leader di Sd Fava, attualmente eurodeputato, potrebbe essere candidato, così come l'ex astronauta, anche lui a Strasburgo, Guidoni.
Ma è un aspetto, quello delle candidature, che si dice secondario rispetto al progetto. Così come posticipato è l'interrogativo delle amministrative. Il "che fare?" alle elezioni locali, cioè se Sinistra e Libertà sarà presente anche nei comuni e nelle province, verrà dibattuto ad maiora. Fermo restando che "dove sarà possibile, questa lista sarà presente, ma vogliamo evitare editti romani", dice Fava. Con Francescato pronta a rimarcare che "non ci saranno diktat. Rispettiamo le libere scelte sul territorio".
Marzia Bonacci, 16 marzo 2009
AprileOnLine.info

Il futuro della Sinistra è nel Pd

Il partito di Franceschini è un contenitore che per poter conquistare consenso deve radunare il meglio delle forze politiche e coinvolgere l'elettorato più ampio possibile con le primarie. L'ambizione è grande, perciò è importante che faccia spazio alla sinistra, ma anche ad un centro/destra intelligente e democratico. Cioè, al meglio dell'Italia


Dopo aver scritto l'intervento "Il futuro del PD è nelle primarie" (pubblicato da Aprileonline il 9 marzo 2009) ho letto molti articoli sul dibattito tra le varie componenti della sinistra, disastrata, che vuole giustamente ridarsi un ruolo adeguato e significativo nell'ambito che le appartiene, cioè quello della politica italiana.
Tutti, purtroppo, pensano, parlano e formalmente propongono con lo sguardo rivolto al passato, perché non vogliono perdere la memoria della tradizione comunista e partigiana, delle lotte operaie, della sinistra coraggiosamente ideologica e barricadera e non hanno idea di quale possa essere la sinistra del futuro. Essa è troppo vaga e indefinita e, quindi, giustamente, non dà affidamento.
Capisco che la situazione sia difficile, però è proprio per questo che dobbiamo buttarci coraggiosamente allo sbaraglio nel futuro, da precisare con la nostra azione determinata, sottraendoci al tentativo di ricostruire un passato che appartiene ormai ai libri di storia (anche se è una storia importante).
Sono anche convinto che la mia opinione non sarà seguita, almeno per ora, e che la sinistra italiana, rabberciata in gruppi, gruppetti e listine, correrà al precipizio del voto europeo, ove cadrà, sparendo di nuovo dal quadro politico italiano.
Questo avverrà perché i dirigenti del passato preferiscono la tradizione, convinti che gli elettori li seguiranno. "Ma hanno sempre fatto così", affermano con convinzione. Questo è vero, ma è accaduto appunto nel passato.
Stiamo vivendo in tutto il mondo (che include l'Italia) un periodo di grande trasformazione, che molto elettorato (soprattutto di sinistra) vede e comprende. Attenzione all'intelligenza aggiornata dell'elettore di sinistra che mette "la monnezza" ove essa appartiene, cioè nel termovalorizzatore dell'astensione dal voto.
La mia opinione l'ho già accennata, ma mi sembra opportuno ripeterla e svilupparla adeguatamente, perché venga seriamente compresa. Essa si riassume in una frase:" Il futuro della sinistra è nel partito democratico". Ma una frase non basta. Bisogna capire che il PD è un contenitore, che per poter contare deve radunare tutta la sinistra e molto del centro e della destra, purché tutti siano democratici e intelligenti.
L'ambizione è grande e lo scopo è quello di governare, cioè l'unico che conta in politica. Un partito, senza la capacità di governare, è un guscio vuoto, che serve a poco. Forse per parlarsi addosso, per accusarsi reciprocamente, per fare discorsi stralunati ed incoerenti, per pensare (giustamente) quanto il passato era meglio del presente.
La sinistra responsabile, cioè che crede nel proprio futuro, non vuole che il partito democratico rimanga un guscio vuoto. Non vuole che Berlusconi continui a stravincere su un'opposizione divisa in tanti pezzetti che si osteggiano l'un l'altro. Non vuole che la sinistra in Italia sopravviva solamente al livello amministrativo. Non vuole che il ricordo del passato le impedisca di vivere il presente.
Vuole invece girare pagina, seppure gloriosa, ed iniziare a scrivere con coraggio e determinazione non solo il proprio futuro ma anche, e soprattutto, quello del paese.
Gli italiani meritano molto di più che essere "educati" dalle televisioni, di vedere le donne quali "oggetti orizzontali", di pensare solo al proprio "porco interesse", di sostituire il calcio ad ogni altra passione. Essi vogliono vivere con pienezza e soddisfazione la loro vita, tentando di realizzare il meglio che possono, ed in ciò sperano di essere aiutati ed inspirati dal partito che votano.
Bisogna, quindi costruire un partito vincente, nel quale fare spazio alla sinistra, non solamente intensificando le proposte e le battute "anti-Berlusconi" ma soprattutto aprendo a tutti gli esponenti della sinistra (a tutti i livelli, anche di età) le porte della segreteria e degli altri incarichi di partito e di governo ombra, purché essi partecipino alle primarie.
Queste diventeranno quindi un vero campo di battaglia politico (auspicabilmente, per lungo tempo) dal quale emergeranno nuove idee contrastanti e nuovi visi di leaders, oggi non conosciuti. In una campagna elettorale per le primarie del PD, che duri dal termine delle elezioni europee sino a due settimane prima del congresso di ottobre, non si potrà che chiarire significativamente il futuro della sinistra italiana, ma con decisione sottoposta alla volontà dell'elettore e non all'arbitrio del dirigente storico.
In altre parole, il PD dimostrerà, finalmente, attraverso primarie aperte a tutti, di essere un partito veramente democratico, capace di unire in sé una sinistra visionaria ed un centro/destra intelligente e democratico. Cioè, il meglio dell'Italia.
Franco Cotta, 16 marzo 2009
Aprile OnLine.info