domenica 19 ottobre 2008

LA TARIFFA DEPURAZIONE ACQUE NON SI PAGA PIU’

FEDERCONSUMATORI dichiara: è una vittoria del diritto e della legalità

La riscossione della tariffa depurazione acque è illegittima dove manca la rete fognaria: così ha deciso la Suprema Corte, nella sentenza che dichiara incostituzionale l’articolo 155 del Codice Ambientale (D. Lgs. 152/96).

Tutto era iniziato con un’ordinanza del Giudice di Pace di Gragnano il quale, nel 2007, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sull’art. 14 della legge Galli (L. 36/94), legge che riorganizzava il servizio idrico ed introduceva la tariffa di depurazione delle acque, poi riaffermato dall’art. 155 del Codice Ambientale (D. Lgs. 152/06). Tali articoli prevedevano che “…la quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi…”. Nel provvedimento giudiziario venivano ribaditi i principi della nostra Carta Costituzionale – richiamati gli artt. 2, 3, 32, 41, 97 che collocano il cittadino come fulcro della vita democratica, libero da “forme di potere arbitrario e persecutorio” – quali punta di diamante della causa civile intentata da un utente campano nei confronti della società idrica che, nonostante la mancanza di rete fognaria pubblica, gli aveva imposto il pagamento della tariffa.
Il dubbio del giudice è arrivato così alla Corte Costituzionale la quale, con un’attenta disanima degli enunciati, si è espressa in questi giorni in maniera precisa ed ineluttabile ed ha dichiarato illegittimi costituzionalmente (sentenza n. 335 dello scorso 8 ottobre) sia l’art. 14, comma 1 della Legge Galli, che l’art. 155, comma 1, primo periodo del Codice Ambientale, emanato nel 2006 dall’allora Ministro Matteoli - decreto legislativo che per la sua bruttezza d’impianto rimane, ad oggi, inapplicabile.
E’ una grande vittoria del diritto e del principio di legalità, che vanno tutte a favore del cittadino: è quanto affermiamo noi di FEDERCONSUMATORI Mascalucia, che da oltre sei mesi lavoriamo in prima linea per affermare questa linea di principio, e ci riteniamo pienamente soddisfatti del lavoro dei giudici costituzionali. In effetti aspettavamo che arrivasse un autorevole pronunciamento sulla questione tariffe di depurazione delle acque e siamo d’accordo sulle espressioni contenute nella sentenza, in particolare quando viene riscontrata la palese violazione dell’art. 3 della Costituzione perché “… imponendo irragionevolmente agli utenti di versare la quota di tariffa servizio di fognatura e depurazione anche in mancanza del servizio stesso, [questa] determina una discriminazione dei cittadini che versano la tariffa senza usufruire del servizio di depurazione, rispetto a coloro che versano la tariffa e si giovano del servizio…” e dell’art. 97 perché viene imposta “…ai cittadini una sorta di tassa sine titulo la cui finalizzazione ad una futura esecuzione degli impianti appare generica e astratta…”.
Scendendo nel particolare, la recente sentenza pone per sempre la parola fine alla diatriba aperta da FEDERCONSUMATORI Mascalucia con la SpA Acque Carcaci del Fasano che, nei mesi scorsi, aveva tentato (indebitamente anche perché non possiede le autorizzazioni previste dalla normativa) di attivare la fatturazione della famigerata tariffa nonostante mancassero, nei comuni serviti dalla Società, le reti fognarie pubbliche. La sezione di Mascalucia aveva inoltrato, nelle scorse settimane, anche richiesta ufficiale all’Autorità d’Ambito Catania 2 Acque per l’accesso agli atti e riscontrare la eventuale legittimità sulla riscossione della tariffa per le società SIDRA e Acque Casalotto, che già da tempo la incassano.
Il bel castello di carte fondato sulla illegittimità ora è caduto rovinosamente: agli utenti dei comuni dove manca la rete fognaria pubblica, e senza possibilità alcuna di replica, le società idriche interessate saranno costrette a sospendere la fatturazione della tariffa e restituire quanto indebitamente sottratto loro.


FEDERCONSUMATORI MASCALUCIA

domenica 12 ottobre 2008

Firme e cortei contro Lodo e governo

Il corteo di Prc, Verdi, Sd e Pdci: "Siamo 300 mila". Ferrero (Prc): "Oggi è la fine della ritirata"Il Guardasigilli pronto a difendere "anche in piazza" la legge che porta il suo nomedi CLAUDIA FUSANI
ROMA - Bisognerebbe guardarla dall'alto, oggi, Roma, con microfoni lunghi che arrivano giù, fino in fondo, in terra, tra i sanpietrini di piazza della Repubblica intorno alle 14 quando si riunisce il popolo della sinistra che riparte in marcia, insieme ma non unito. O in piazza Navona dove dalle 11 del mattino sotto sette gazebo con le bandiere dell'Italia dei valori i volontari raccolgono le firme contro il lodo Alfano. Bisognerebbe guardarla dall'alto, sempre con microfoni lunghi e potenti, per ascoltare tutte le voci e capire il significato di un giornata come questa, 11 ottobre, tra le forze di opposizione di questo paese. Parlamentari ed extraparlamentari. La fotografia dall'alto dice una cosa molto chiara: l'opposizione c'è, anche senza Pd; c'è la sinistra radicale, ed è numerosa e piena di voci anche se afona in Parlamento - e questo è qualcosa che fa anche venire un po' di brividi - non sa ancora bene, però, dove andare e come aggregarsi. Trecentomila da tutta Italia (ventimila dirà la questura) si sono mossi in corteo con le bandiere rosse e i cori di "Bella Ciao" da piazza della Repubblica fino alla Bocca della Verità, una piazza troppo piccola per contenerli tutti. Oltre 30 mila persone hanno firmato per il referendum abrogativo del lodo Alfano in piazza Navona e 250 mila in tutta Italia in 665 piazze. Tanti, tantissimi, con una piattaforma condivisa: sì alla legalità; no alla "dittatura dolce, da Bagaglino" con cui in pochi mesi "Berlusconi e questa maggioranza stanno occupando il Parlamento e il luoghi della democrazia" (Di Pietro). Uniti, quindi, dall'antiberlusconismo. Ma divisi su quasi tutto il resto: dove andare. E soprattutto con chi.
La sinistra antagonista. Con un tam tam quasi clandestino, oscurati dalle notizie della settimana sulla crisi finanziaria, della manifestazione organizzata oggi si sapeva poco o nulla. E pochi, alla vigilia, avrebbero scommesso sulla sua riuscita. E invece il popolo della sinistra ha risposto, numeroso, compatto, anche se preoccupato, teso. E' stato un corteo per certi versi triste. "L'opposizione è nelle nostre mani, un'altra politica per un'altra Italia" recita lo slogan della manifestazione. Ma sembrano lontani i tempi delle gioiose fantasie di funamboli, artisti di strada e carri musicali che per anni hanno caratterizzato la sinistra in piazza. Oggi prevale la preoccupazione, la paura della povertà, la certezza di arrivare a mala pena a fine mese. La rabbia contro la riforma della scuola. Margherita ha 2 anni, il ciuccio in bocca, il babbo la porta in giro rigorosamente sul passeggino dove sono attaccati un sacco di cartelli che parlano per lei: "Mi spiace tanto per i grandi, non hanno più la sinistra"; "Ho due anni, io posso essere egoista"; "Che schifo di scuola mi fate fare". Una ragazza ha realizzato un curioso collage con le facce di Berlusconi, Calderoli, Bossi, Gelmini e la scritta: "Proteggiamo gli scolari dai razzisti e dai somari". Uno striscione in arrivo dalla Toscana recita: "Sì al dialogo? Ma vaffanc...". Molte magliette, firmate Pdci, dicono: "Contro Berlusconi, legitittma difesa". Fin qui il popolo in marcia, unito dalle bandiere rosse, dai pugni alzati e dai cori "Bella Ciao". Molto meno uniti sono i leader politici di questo popolo. L'Arcobaleno non c'è più, bocciato dalle urne del 13 aprile. Loro, i leader di Pdci, Rifondazione, Verdi, ci sono sempre ma non è ancora chiaro cosa faranno. Restano distanti nei luoghi: Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione apre il corteo. Nichi Vendola, sconfitto per due voti dal congresso, è parecchie centinaia di metri più indietro con Franco Giordano, Gennaro Migliore, Elettra Deiana. "Da oggi la sinistra rimette la testa fuori, oggi segna la fine della ritirata, è il punto di svolta" dice Ferrero che in realtà ha un sacco di guai all'interno del partito e della stessa maggioranza che lo sostiene. A chi parla Ferrero? Diliberto, che alla fine non salirà apposta neppure sul palco perché L'Arcobaleno non esiste più, la mette così: "Dieci anni fa, era l'11 ottobre 1998, abbiamo fatto la scissione con Rifondazione. Oggi, dieci anni dopo, siamo pronti a unirci di nuovo". La grande casa comunista sotto la falce e il martello, ci mette dentro anche Ferrando (Pcli) e Sinistra critica. La disegna da luglio, Diliberto. Ferrero, però, non ha ancora preso la penna in mano. Nichi Vendola tiene oggi a battesimo, "nella culla di questa manifestazione, l'associazione politica culturale "Per la sinistra". Livia Turco e Vincenzo Vita, a sinistra nel Pd, lo salutano dal marcipiede di via Cavour, immagine che può dire tante cose: in fondo è al Pd che quella parte di Rifondazione deve guardare. Insieme a Claudio Fava e alla Sinistra democratica: c'entrano più poco o nulla loro con i comunisti. "Una parola indicibile" ha detto una settimana fa Bertinotti. Lo ha ripetuto oggi, marciando a braccetto di Sandro Curzi. "Ci siamo" dice l'ex presidente della Camera che indica quasi al corteo la sua nuova missione: "In questo deserto dei tempi l'importante è tornare protagonisti". Di Pietro: "Resistere, resistere, resistere". Due manifestazioni distinte ma unite. La sinistra antagonista raccoglie oltre tremila firme contro il lodo Alfano. Le persone vagano da una piazza all'altra, da una manifestazione all'altra, le sentono loro, entrambe. Il ministro Alfano, dalla Sicilia, promette, che "andrà anche lui in piazza a difendere una legge giusta". Di Pietro, che in piazza Navona è il padrone di casa oltre che il protagonista, organizza un happening molto più soft rispetto a quella dell'8 luglio che portò al culmine la distanza con il Pd. Oggi è diverso: "Salutiamo tutte le piazze che oggi si sono riempite contro il lodo Alfano". E al Pd l'ex pm tende entrambi le mani: "Il 25 ottobre saremo in piazza con il Pd, le manifestazioni si fanno contro il governo che non deve raccontarci balle. Noi stiamo con chi si oppone a questo esecutivo che costringe i cittadini a essere sudditi". Dalla piazza salgono applusi, applausi e applausi. E lui, citando Borrelli, il suo procuratore ai tempi di Mani Pulite, insiste: "Noi dobbiamo tutti insieme resistere, resistere, resistere. Almeno provarci a non farci fregare. A fare fronte comune contro la dittatura del Bagaglino". Qua e là nella piazza c'è molto Pd. Con Gawronski, membro dell'assemblea costituente, Di Pietro va a firmare per il referendum. "Questa volta non mi faccio fregare da Berlusconi che è un furbacchione, questa volta non riuscirà a dividere l'opposizione". Che tornando a guardarla, sempre dall'alto, alla fine di questa giornata, sembra vastissima. Pur mancando il grosso del Pd.
La Repubblica 11 ottobre 2008

Comiso, scontro sul nome dello scalo

ROMA - E' scontro a Comiso sul nome dell'aeroporto: Pio La Torre o Vincenzo Magliocco. La guerra tra vecchia e nuova giunta comunale ha provocato vivaci polemiche e prese di posizione, compresa quella del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto con un messaggio a sostegno del ricordo di Pio La Torre, in occasione della manifestazione dedicata all'esponente politico vittima della mafia, alla presenza del leader del Pd Walter Veltroni. La manifestazione, a cui hanno partecipato oltre duemila persone, è stata organizzata per intitolare l'aeroporto a Pio La Torre contro la decisione del sindaco, Giuseppe Alfano (An), che lo ha nuovamente dedicato al generale Vincenzo Magliocco. La precedente giunta comunale aveva infatti deciso di intitolare lo scalo al segretario del Pci siciliano che si batté per la smilitarizzazione della base Nato e fu ucciso dalla mafia nel 1982. Ma il nuovo sindaco ha cancellato la delibera e ha ripristinato per l'aeroporto il vecchio nome. "La scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato l'impegno politico e sociale dell'onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia" ha affermato Giorgio Napolitano in un messaggio al presidente del "Centro studi e di iniziative culturali Pio La Torre", Vito Lo Monaco. "Le sue battaglie raccolsero un vasto consenso popolare" ha aggiunto il Capo dello Stato, "e lo esposero alle minacce della mafia, di cui cadde vittima in un sanguinoso agguato che mirava a far tacere la sua voce e bloccare il processo di rinnovamento e di sviluppo dell'isola. Tuttavia la sua testimonianza non fu vana: essa divenne patrimonio generale del popolo siciliano e favorì la nascita di un comune sentire e di movimenti unitari che hanno rinsaldato la trama della democrazia".
Il circolo territoriale di Alleanza nazionale di Comiso ha difeso la scelta del sindaco e ha riconfermato "la piena approvazione della decisione della giunta comunale di restituire all'aeroporto l'intitolazione al generale Vincenzo Magliocco, (insignito, non si dimentichi, di una medaglia d'oro, due d'argento e una di bronzo)". Ieri il sindaco di Comiso aveva invitato Veltroni a un confronto per illustrargli sia le ragioni che hanno indotto l'amministrazione comunale a tornare a intitolare al generale Magliocco l'aeroporto, sia le contestuali iniziative programmate dal comune per onorare la memoria di Pio La Torre. Ma il leader del Pd ha fatto sapere che è disponibile all'incontro solo nel momento in cui il sindaco ripristinerà l'intitolazione dell'aeroporto a La Torre. Veltroni oggi era a Comiso alla manifestazione, insieme a Fabio Mussi per le sinistre e a Beppe Giulietti dell'Italia dei valori. "La lotta alla mafia non è di una parte, deve impegnare tutti. E' impensabile - ha detto Veltroni - che un sindaco sulla base di sondaggi abbia deciso di cancellare il nome di un uomo che ha perduto la sua vita per combattere la mafia. Questo la dice tutta sull'Italia di oggi e la dice tutta su chi governa questo comune e non solo". E ancora: "Chi fa il sindaco, indossa la fascia tricolore, ha il dovere di rappresentare tutti i cittadini, anche quelli che non lo hanno votato. Che facciamo cambiamo i nomi delle strade in base a chi vince le elezioni? Questo sarebbe un regime, ma per fortuna in Italia non siamo in un regime. In Italia c'è ancora la democrazia".
La Repubblica 11 ottobre 2008

giovedì 9 ottobre 2008

Sulle strade ancora rifiuti

Emergenza. Situazione critica in alcune zone di Mascalucia, Tremestieri e San Giovanni la Punta
Contro l’emergenza rifiuti, continua la raccolta di immondizia sulle strade dell’hinterland etneo, a la situazione resta ancora molto difficile. Intere strade dell’hinterland sono tuttora invase dalla spazzatura e, in alcuni casi, i cumuli di rifiuti superano gli stessi cassonetti.
Nei giorni di protesta degli operatori ecologici l’immondizia si è talmente accumulata che occorreranno diversi giorni perché le strade ritornino pulite. In particolare, la situazione è insostenibile a Mascalucia, a Tremestieri e in alcune zone periferiche di San Giovanni la Punta, laddove cresce anche l’allarme igienico-sanitario.
«Bisogna far presto - lamentano alcuni residenti di Trappeto, popolosa frazione puntese - le nostre strade da giorni sono invase da sacchetti in putrefazione».
In via della Regione, nei giorni scorsi alcune persone, rimaste ignote, hanno incendiato i rifiuti accumulati per le stradee alcuni cassonetti. A Mascalucia la situazione è particolarmente critica in alcune zone, quelle con la maggior concentrazione di cassonetti, come all’ingresso della città e negli slarghi delle strade della periferia. Le piccole discariche a cielo aperto ovviamente sono in aumento e non basta l’azione repressiva adottata dalla polizia municipale per far fronte a tale fenomeno.
C’è nell’aria, comunque, grande incertezza per il futuro, nonostante sia ripreso - anche se a rilento - il servizio di raccolta da parte degli operatori ecologici. Il sindaco di Tremestieri, Nino Basile, rassicura intanto la popolazione che i rifiuti saranno eliminati in brevissimo tempo su tutto il territorio.
CARMELO DI MAURO
La Sicilia 09/10

domenica 5 ottobre 2008

Rifiuti, sospeso lo sciopero

Tremestieri. Il sindaco Basile: «Con il bilancio, pagheremo gli stipendi

Si avvia alla normalizzazione l’emergenza rifiuti sul territorio di Tremestieri Etneo. Dopo lo stato di agitazione che dura da diversi giorni, i lavoratori della ditta «Gesenu« (che fa parte del Connsorzio Simco), impresa che si occupa dello smaltimento della spazzatura, hanno sospeso lo sciopero. La ripresa dell’attività dei netturbini è stata determinata dalla promessa del sindaco, Antonino Basile, a farsi carico delle spese nei mesi a venire. «Dopo le tante riunioni che hanno coinvolto tutti i sindaci dell’Ato Simeto Ambiente e il vertice tenuto a Palermo nei giorni scorsi in presenza del direttore emergenza rifiuti e nonostante l’impossibilità da parte nostra a poter pagare perché ancora non è stato approvato il bilancio - ha dichiarato il primo cittadino - abbiamo deciso di impegnarci a liquidare noi le mensilità future, considerato che la Provincia, assieme ad altri Comuni, hanno provveduto a pagare quelle già scadute. Tengo a precisare che il nostro Comune ha versato all’Ato circa 4 milioni di euro con una vana promessa di restituzione. Ricordo questa somma è denaro sottratto ai nostri concittadini, che pagano regolarmente le tasse sui rifiuti; infatti i nostri utenti versano all’Ato la percentuale alta riferita al pagamento delle bollette e la nostra amministrazione deve ulteriormente soccombere con altre somme ». Intanto la situazione rimane indefinita. Resta la promessa da parte del presidente dell’ Ato di una convocazione cda che dovrebbe delegare la riscossione delle fatture nuovamente ai Comuni, nonché dare maggiori poteri di controllo agli stessi sul servizio svolto dalle società affidatarie (consorzio Simco). sindaci dell’hinterland restano in allerta per gli eventuali sviluppi della vicenda.

La Sicilia 05 ottobre