domenica 31 luglio 2011

La vertenza Pfizer Catania, tra le venti più importanti in Italia

Rassegna.it, il sito di informazione sindacale riconducibile alla CGIL nazionale, inserisce la vertenza Pfizer, tra le 20 vertenze non risolte più importanti sul suolo nazionale, Leggi l'articolo:

Pfizer – Si trascina ancora insoluta la vicenda del centro di ricerca della Pfizer di Catania, attivo nel campo della farmaceutica. Il sito del capoluogo etneo dell'azienda è in stato di agitazione per protestare contro l'apertura della procedura di mobilità per 151 lavoratori dello stabilimento.

Lavoro: ceduto il laboratorio della Pfizer di Catania

La Repubblica Palermo, 30 lug. - "Grazie all'impegno dell'assessorato alla Sanita' e di quello alle Attivita' produttive, e grazie soprattutto alla costante attenzione posta dall'assessore Massimo Russo nel seguire l'intera vicenda, ieri e' stato raggiunto un importante risultato: il laboratorio di ricerca tossicologica della Pfizer di Catania e' stato ceduto, avviando una soluzione ai problemi occupazionali". Lo scrive sul suo blog il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. "Mi auguro, e ci impegneremo a che cio' avvenga - prosegue -, che questo passo contribuisca a risolvere tutte le questioni aperte dal punto di vista lavorativo e occupazionale legate al centro di ricerca catanese". "Confermo l'impegno della Regione ad investire nella ricerca di qualita' e di eccellenza, certo del fatto che in questo settore - conclude il governatore - si gioca una importante partita legata al prestigio della Sicilia, al suo sviluppo economico e al possibile futuro lavorativo di tanti giovani ricercatori".

Cesame, lavoratori e proprietari



CGIL CATANIA - Adesso manca davvero poco perché i lavoratori della nuova cooperativa Cesame possano dirsi del tutto soddisfatti. Dopo il determinante passaggio di ieri sera che li ha resi finalmente proprietari a tutti gli effetti della storica azienda ora trasformata in cooperativa - giovedì pomeriggio è avvenuta la transazione in Corte di appello, a Catania- ora mancano gli ultimissimi passaggi affinché il sogno di trasformarsi da lavoratori licenziati in nuovi proprietari diventi realtà concreta.
Stamattina nei locali della Camera del lavoro c'erano i rappresentanti di Cgil e Cisl, Filctem e Femca, a segnare ancora una volta la strada necessaria per ultimare tutti i passaggi, ma c'erano soprattutto loro, i 74 operai che hanno investito tutto la loro liquidazione per fare il “grande salto” della loro vita, in barba alla crisi ed alla disoccupazione. In testa il presidente e il vicepresidente della cooperativa, e cioè Sergio Magnanti e Salvo Falsaperla. Presenti anche i segretari provinciali delle categorie che hanno seguito la vertenza passo dopo passo, e cioè Peppe D'Aquila della Filctem Cgil e Renato Avola della Filctem Cisl, insieme ai segretari generali di Cgil e Cisl Angelo Villari, ed Alfio Giulio, ed alla segretaria confederale Margherita Patti.
“Quando mi chiedono se siamo finalmente soddisfatti io rispondo che è ancora presto per dirlo- sottolinea D'Aquila- Certo, finalmente i lavoratori si riappropriano degli immobili al 50% (il resto è della procedura straordinaria) e del marchio. Ma per ripartire sul serio è necessario adesso che si attinga ai fondi per la ristrutturazione. Si tratta dei 5 milioni e mezzo previsti dal business plan e possibili da recuperare grazie ai fondi regionali disponibili. Una possibilità, questa, legata ad una legge figlia di un'intesa tra istituzioni e politica, per una volta operativa e vincente. Certo, dovremo partecipare al bando e aggiudicarcelo, ma se tutto andrà per il verso giusto nei primi mesi del 2013 il riavvio dei lavori potrebbe essere finalmente reale”.
L' “intesa” è quella raggiunta tra deputati di vari schieramenti alla Regione (Arena e Raia, oggi presenti all'incontro, e Cracolici) che curarono un emendamento che si rivelò determinante.
“Un esempio di politica positiva – ha aggiunto Villari- che darà via libera alla ristrutturazione dei locali. Oggi parte una nuova fase della Cesame. Ed è per questo che lanciamo un appello affinché le istituzioni seguano questa vicenda sin in fondo, prendendo spunto dalle buone cose fatte sino ad oggi”.
Per Renato Avola c'è dunque da “essere soddisfatti, ma ancora a metà. Siamo felici di mostrare alla città che esiste un gruppo di 74 persone che ha deciso di investire i loro unici beni in un'operazione difficile. Ma inevitabilmente, non possiamo non pensare agli altri 70 operai che sono due volte vittime: prima del licenziamento, oggi dei tanti protocolli disattesi dalle amministrazioni locali che, eppure, avevano preso un impegno serio per il loro ricollocamento”.
Alfio Giulio insiste sull' ”esempio virtuoso del caso Cesame che potrebbe essere applicato ad altri casi analoghi ed altrettanto difficili, che purtroppo non mancano nella nostra provincia. E' la dimostrazione che il fronte comune può finanziaria portando a risultati insperati. La Cesame era un fiore all'occhiello della produzione locale e può tornare ad esserlo”. O per dirla con Margherita Patti, “che tutto ciò serva almeno da esempio a tutti gli imprenditori che spesso dimenticano qual è la loro missione fondamentale: creare lavoro e ricchezza rischiando prima di tutto in proprio”.
Del tormentato iter che ha portato gli ex lavoratori Cesame fino a questo punto, e del cammino verso la ricostruzione di cui hanno fatto parte anche la Uil di Catania e le Centrali cooperative, hanno raccontato anche Magnanti e Falsaperla, ringraziando “i sindacalisti che ci hanno supportato ma anche incoraggiato, e persino ideato iniziative importanti per il nostro destino e l'avvocato Andrea Musumeci che ha guidato le fasi più delicati”.

RMDN

domenica 9 maggio 2010

Tremestieri: ricominciare è un obbligo

Tra qualche giorno si terrà il Congresso Provinciale del PD di Catania. Parto da qui per qualche breve considerazione sul Partito e sul Centro-Sinistra di Tremestieri Etneo.
Sappiamo quali sono gli ultimi eventi politici che hanno segnato la vita del PD nel nostro comune. Diversi esponenti di primo piano hanno abbandonato il partito chi per passare con Rutelli, chi, in modo più o meno “indiretto” con Don Raffaele. Non voglio giudicare le scelte politiche di nessuno e del resto non è questo ciò che mi prefiggo. Il dato di fatto è che il partito ha subito una deflagrazione che lo ha scosso profondamente. Ma se tutto dipendesse solo da questi ultimi eventi, probabilmente sarebbe più facile individuare le azioni correttive per una ripartenza.
Ma le radici della crisi del Partito Democratico di Tremestieri sono più profonde e più retro-datate: bisogna tornare in dietro di due anni e ricordare il modo con cui si è svolta e quello in cui si è conclusa l’ultima campagna elettorale per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. E’ stata una campagna fatta di luci ed ombre. Il dato positivo è stato quello di avere presentato, in modo compatto, l’intero schieramento del Centro-Sinistra, cosa della quale ritengo di essere stato uno degli artefici (coordinando la lista civica Rinnovamento Tremestieri che riuniva compagni del PD, di cui allora non facevo parte e compagni di IdV, Verdi, PRC, PdCI e Sinistra Democratica, oltre che a singoli esponenti della società civile). Tuttavia i retroscena, i personalismi (in entrambe le liste) ed i tanti “intrighi” dei tre-mestieranti della politica (presenti purtroppo anche nello schieramento di Centro-Sinistra), portarono alla sconfitta che tutti conosciamo, sconfitta che venne seguita da liti furiose e dalle dimissioni dell’allora segretaria del Circolo PD (lasciando il partito in mano alla gestione ininfluente della vice segretaria di area prima Spampinato e poi Fiorenza che ha abbandonato il partito dopo averlo ridotto ad uno stato disastroso) e successivamente, dallo scioglimento per auto-estinzione dell’esperienza unitaria della lista civica che si era costituita in movimento. Ma anche il modo in cui si giunse alla candidatura di Maria Moro (compagna capace, ammirevole e che si mise alla testa dello schieramento con grandissimo impegno ed altrettanta generosità e spirito di servizio) in seguito a scontri tra chi ambiva alla stessa candidatura e divergenze sulla posizione da assumere al ballottaggio, sebbene PD e coalizione avessero preso la posizione ufficiale di non appoggiare nessuno dei due candidati. Infine, non contribuì di sicuro ad un miglioramento del clima l’ingresso in giunta deciso da un pezzo del partito democratico, senza passare né dal circolo PD né da un confronto con l’altro soggetto della coalizione che comunque vedeva nei due consiglieri eletti del PD il riferimento politico all’interno del Consiglio Comunale. Né ebbe esito e valenza diversa, la nomina del delegato sindaco della frazione di Piano (oggi “indipendente di centro” ma allora PD area ex-DS).
Ma per comprendere la realtà della sinistra di Tremestieri, bisognerebbe andare ancora più in dietro nel tempo ed affrontare un argomento sul quale non voglio entrare per il semplice fatto che si era appena consumato, quando io presi la mia residenza nel nostro comune: la profonda spaccatura all’interno della sezione dei DS in seguito alla spaccatura all’interno del gruppo consiliare a causa delle diverse posizioni sull’allora sindaco Giuffrida. Ci furono liti, espulsioni, scissioni i cui strascichi ci portiamo dietro ancora oggi.
E la situazione oggi è complessa delicata e tremendamente difficile: praticamente tutta la componente che proveniva dalla Margherita è fuoriuscita seguendo diverse strade; parte della componente ex-DS è andata via, incluso il consigliere comunale che di quest’area era espressione. Infine chi è rimasto (in prevalenza compagni del “nucleo storico” del PCI-PDS-DS) sono separati da una profonda lacerazione che rende gli uni e gli altri carichi di rabbia e demotivati.
E tutto questo mentre in Consiglio Comunale non abbiamo più nemmeno un rappresentante del PD e del Centro-Sinistra e dove il partito ed i partiti non esistono, a parte l’apprezzabile ed instancabile lavoro della GD Etnea e dove tra tre anni si tornerà alle urne. A ben vedere molti paesi etnei che sono andati o che stanno andando a rinnovo di sindaci e consigli, hanno situazioni confuse e atipiche; se dovessimo votare oggi a Tremestieri rischieremmo di non essere neppure in grado di presentare una lista PD.
Questa situazione è sconfortante, ma è dovere di tutti noi non farci prendere dallo sconforto.
L’esperienza della campagna delle ultime elezioni comunali ha messo in evidenza che c’è un nucleo duro di compagni che hanno stesso sentire, stessi obiettivi e stessa volontà di cambiamento; l’esperienza della lista civica ha dimostrato che (al di la di certi personalismi e opportunismi di basso profilo che si sono manifestati in entrambi i soggetti che costituivano la coalizione di Centro-Sinistra) c’è bisogno di una politica intesa come servizio e non come mero interesse personale, che possa aggregare, creare consenso ed essere espressione del disagio dei cittadini tu tante tematiche. E sulla base di questa politica, creare anche un’aggregazione con i soggetti che condividano tali obiettivi. Ma per essere credibili, bisogna iniziare adesso.
Tutto ciò è sufficiente? No. Ma di sicuro è un punto di partenza. Bisogna superare le differenze e le diffidenze del passato e rimettersi a lavorare andando oltre i rancori passati. E’ necessario creare una prospettiva per tutti coloro che non vogliono rassegnarsi alla politica degli interessi, dei favori e delle clientele.
Ricominciare a fare politica a Tremestieri è un obbligo. Ridare una sinistra a Tremestieri è un obbligo.

9 maggio 1978 - granelli di memoria


Quel giorno lontano di 32 anni fa… andavo in terza media e mi giungevano solo gli echi della lotta di classe, della contestazione, dei lavoratori e degli studenti uniti nella lotta… A 13 anni si è ancora bambini o poco più. L’anno scolastico era al termine e mi preparavo agli esami di licenza media. Un ragazzino che stava appena iniziando a vedere il mondo che c’era oltre la propria casa, la propria famiglia… la politica, le ragazze… erano cose nuove a cui iniziavo a guardare con interesse ma ancora distanti da me, mi muovevo verso il mondo esterno, muovendo i primi timidi passi. Uno di questi passi era la lettura dell’Unità in copia omaggio che mi portava mio padre per consentirmi di comporre il tema settimanale sull’attualità. Strano: non ho mai capito come mai mio padre, uomo di destra, mi portasse sistematicamente il giornale del Partito Comunista di Berlinguer.
Quel giorno di maggio di tanti anni fa ero uscito da scuola con la borsa piena di libri e quaderni, in cui nascondevo gelosamente, la carpettina che conteneva le poesie che dedicavo alla mia compagnetta di classe (primo “amore” platonico e non corrisposto della mia vita). Arrivai a casa e fiondai in camera mia per riporre in un cassetto chiuso a chiave gli scritti segreti (primissime “prove letterarie” della mia vita). Accesi il riproduttore di audiocassette…. La locomotiva di Francesco Guccini…. A tutto volume. Dalla cucina mia madre mi urlò: - abbassa sta radiu – ma come sempre ignorai l’esortazione.
Poco dopo arrivò mio padre: sguardo serio, tirato, preoccupato
- Hai sentito cosa è successo? – chiese a mia madre, ed alla sua risposta negativa, proseguì: - hanno ammazzato Aldo Moro.
Davanti alla televisione, che in casa mia era ancora in bianco e nero, vidi il telegiornale. Di Moro sapevo tutto, proprio grazie alle pagine dell’Unità. Ma non sapevo ancora chi fosse quell’altra persona di cui si parlava nelle radio private: un compagno, un siciliano, Peppino Impastato… ma anche di lui imparai a conoscere la biografia. Un figlio della nostra terra, un figlio di mafia che si ribellava alla mafia e che veniva ammazzato (ucciso, non rende bene il concetto, ammazzato è più chiaro) dalla mafia.

Adesso ricordo quel giorno lontano con un nodo alla gola e le immagini si sovrappongono nella mia mente in un mix di rime d’amore baciate, articoli di giornale e dei volti di tutti coloro che non ci sono più